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I Dialoghi di San Giorgio

Ereditare il passato. Tradizioni, traslazioni, tradimenti, innovazioni
Inheriting the past. Tradition, translation, betrayal, innovation

Fondazione Giorgio Cini onlus

Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore
Venice, Island of San Giorgio Maggiore

12 - 14 Settembre / September 2007

L'edizione 2007 dei Dialoghi di San Giorgio, il tradizionale appuntamento di riflessione e approfondimento su temi rilevanti per la società contemporanea che riunisce sull'Isola di San Giorgio Maggiore grandi intellettuali provenienti da tutto il mondo, si svolgerà a Venezia dal 14 al 16 settembre.
Quest'anno la discussione ruoterà intorno al tema ereditare il passato.

Partecipanti / Participants:

Frederick BRENK
(Pontificio Istituto Biblico, Roma)

Paolo FABBRI
(Dipartimento delle Arti e del Disegno Industriale, Università IUAV di Venezia)

Steven FELD
(Department of Anthropology, University of New Mexico)

Carlo GINZBURG
(Scuola Normale Superiore, Pisa)

Joseph KOERNER
(Courtauld Institute of Art, London)

Bruno LATOUR
(CSO - Centre de Sociologie des Organisations, Paris)

Adam LOWE
(FACTUM Arte, Madrid)

Pedro MEMELSDORFF
(Escola Superior de Música de Catalunya, Barcelona)

Richard POWERS
(Department of English, University of Illinois at Urbana-Champaign)

Shirley Carol STRUM
(Department of Anthropology, University of California - San Diego)

David WESTERN
(African Conservation Centre, Nairobi)

Albena YANEVA
(University of Manchester Architectural Rsearch Centre - School of Environment and Development, University of Manchester)



Da sempre gli esseri umani si sono chiesti come dare senso, valore e utilità alle tradizioni, conoscenze e artefatti che vengono loro consegnati dalle generazioni che li hanno preceduti. La questione è per noi particolarmente evidente nel campo delle opere d'arte, che nell'immaginario moderno rappresentano la più preziosa eredità. La 'patrimonializzazione' dei reperti artistici, eredità del passato, recide il loro legame con le tradizioni nelle quali si inseriscono: le opere 'originali' acquistano valore in sé per la loro unicità e per l'aura associata alla unicità. In seguito a questo processo, la copia smette i panni del suo etimo - in virtù dei quali è abbondanza e ricchezza - per diventare versione decaduta, e quindi 'falsa', di un originale 'vero'.
People have always wondered how to give meaning, value and uses to traditions, knowledge and artefacts handed down to them from previous generations. For us the question is particularly obvious in the field of works of art. In the modern collective imagination they have become the most precious legacy of the past. In the West, from the 18th century on, concern over preserving art treasures transformed the past from being a fertile ground in which to cultivate the future into a collection of items to be admired, crystallized in time, often taken out of their original contexts and locked up in museums. The 'sanctuarization' of art works thus cuts away their links with their traditions: the 'original' work acquires a value per se for its uniqueness and the 'aura' associated with it. Subsequently, the copy is divested of its etymon - whereby it was abundance and wealth - to become an impoverished version and therefore the "fake" or "false" version of a "true" original.
La distinzione radicale dell'originale dalla copia, e la traduzione di questa dicotomia in termini di vero/falso, impoverisce la trasmissione della conoscenza - formale o tacita - che da tempi immemori si fonda sulla ripetizione, la duplicazione e la re-interpretazione di una esperienza primigenia. Il passato, infatti, deve essere riprodotto, imitato, reinventato per non svanire. Le nuove tecnologie, oggi disponibili, per la riproducibilità di reperti di ogni forma e natura favoriscono una nuova intimità con le opere d'arte permettendo, in taluni casi, di conoscerle e studiarle in modo più libero e creativo. È infatti possibile ricollocare l'opera nel contesto in cui è nata, ripristinando così le condizioni originarie della sua fruizione, o, al contrario, ricrearla in un altro ambiente che ne favorisca la leggibilità.
The radical distinction between the original and the copy and the translation of this dichotomy into terms of true and false has weakened the transmission of knowledge - both formal and tacit. From time immemorial this has been based on repetition, duplication and the reinterpretation of an original experience. The past will vanish, if it is not reproduced, imitated and re-invented. Today, however, new technology is available for reproducing historical items of all forms and nature, leading us to raise these questions in a different way, and thus arguably enabling us to go beyond the sterile alternative between the sacralization of an imaginary and stifling past, on the one hand and, on the other, the modernist gesture of radically rejecting it. The new intimacy with works of art created by these technologies reveals unexpected aspects and potential, and in some cases allows us to study them more freely and more creatively: by placing the work of art in the context for which it was created, re-establishing the original conditions of its enjoyment or, conversely, recreating it in another environment making it easier to 'read'.
La questione è cruciale non solo nella sfera dell'arte e della sua conservazione ma anche in altri ambiti, apparentemente slegati dalle tematiche del restauro, che sono al centro del dibattito contemporaneo sul giusto modo di ereditare il passato. Particolare rilievo assume la questione del mantenimento degli eco-sistemi, per i quali si pongono esattamente le stesse domande: è possibile, e lecito, creare artificialmente un modo appropriato di tenere in vita un sistema 'naturale'? In che modo le nuove tecnologie ci aiutano a mantenere il carattere e l'equilibrio degli eco-sistemi reinventando gli elementi e i rapporti che li costituiscono? Anche la musicologia - e in specie la etnomusicologia - si sta sempre più interessando alla dimensione diacronica delle tradizioni musicali e al problema del loro rapporto con il contesto in cui sono nate: come può una tradizione musicale orale sopravvivere ed essere declinata al presente senza snaturarsi? È possibile propagare e riprodurre una esperienza musicale separando il materiale sonoro dalla sua fonte e dal suo contesto?
How we inherit the past is a crucial question not only in the world of art and art conservation but also in other fields (apparently unconnected to the themes of restoration) at the center of the contemporary debate on the subject. The maintenance of ecosystems, for example, is taking on special importance. Here we can ask exactly the same questions: is it possible and legitimate to artificially create an appropriate way of keeping a "natural" system alive? How far can the new technologies help us maintain the character and balance of ecosystems by reinventing their constituent elements and relations? Musicology - and especially ethnomusicology - is showing a growing interest in the diachronic dimension of musical traditions and the problem of their relationship with the context in which they were created: how can an oral music tradition - in which the original is often elusive, ever changing, or even non-existent - survive and be re-elaborated in the present without losing its character? Can musical experience be spread and reproduced, separating the sound material from the source and its context? When 'writing' is no longer enough to preserve the 'memory' and even modern technologies reveal their transience (as is the case with electronic music), how can we avoid even the musical experience of the present and the recent past being lost? This debate can enlighten - and be enlightened by - an analysis of procedures used also in other fields, such as textual interpretation, so important in the history of hermeneutics and theology: what techniques enable the interpreter to attribute new meanings to the text, but at the same time be faithful to it? What can we learn from the history and evolution of the institutional practices used, for example, by the Church in its constant reinterpretation of sacred texts, if we have the task of 'reinventing' the past in other fields?
La questione chiave consiste dunque nel capire come è tecnicamente possibile far rivivere il passato, evitando allo stesso tempo il feticismo e il rifiuto, l'imitazione pedissequa e il tradimento; e in che modo le 'pratiche' utilizzate nei diversi ambiti che abbiamo citato possono, attraverso il confronto, reciprocamente illuminarsi e arricchirsi. In tempi di crescenti fondamentalismi di ogni denominazione, questo esercizio comparativo, volto a capire come possiamo ereditare 'bene' il passato, ci sembra un modo decisivo di essere fedeli alla missione dei 'Dialoghi di San Giorgio', che mirano ad incoraggiare il confronto tra esperti di diverse discipline e di diverse tradizioni culturali su questioni cruciali per la società contemporanea.
The key issue thus lies in understanding how it is technically possible to revive the past or, so to speak, 'to let the past resonate', avoiding at the same time fetishism and refusal, slavish imitation and betrayal; and how, through comparisons, the practices used in the different fields we have mentioned mutually can inform and enhance each other. At a time of growing fundamentalism of all denominations, this comparative exercise focused on understanding how we can inherit the past "well", seems to us a decisive way of being faithful to the calling of the San Giorgio Dialogues, aimed at encouraging exchanges of views between experts from various disciplines and cultural traditions on issues of crucial importance to contemporary society.

Per informazioni:
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