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La dimensione metasemiotica del visivo: diagrammi, mappe, schemi grafici

Giornate di studio
11-12 Febbraio 2006

Fondazione Bevilacqua La Masa, Palazzetto Tito
Dorsoduro 2826, Venezia


Progetto di ricerca

Dopo le giornate di Bruxelles (Intermédialité visuelle, 21-22 maggio 2005) e il convegno di Limoges (Paysages et valeurs. De la représentation à la simulation 24-25-26 novembre 2005), le giornate di studio di Venezia concluderanno il terzo ciclo annuale di incontri sull'eterogeneità del visivo. L'oggetto della nostra riflessione, dedicata quest'anno in particolare alla dimensione metasemiotica del discorso, saranno le rappresentazioni grafiche.
I grafici (mappe o diagrammi) possono in effetti presentare l'analisi di oggetti visivi e sembrerebbero costituire, in virtù della loro funzione essenzialmente analitica, dei dispositivi metasemiotici per eccellenza.
Ma è davvero possibile parlare, a questo proposito, di un "medium", un "linguaggio" o una "semiotica" a pieno titolo? È parso quindi necessario dedicare alla rappresentazione grafica una riflessione specifica, che prima ancora di esplorarne le virtualità metadiscorsive si interroghi sulle sue strategie di messa in forma e di spazializzazione.
Ormai quasi quarant'anni fa Jacques Bertin (Sémiologie graphique, Paris, 1967) faceva il punto su ciò che egli concepiva come "un sistema perfettamente definito e indipendente" avente mezzi e leggi proprie. L'analisi si limitava tuttavia ai tre tipi "standard" di rappresentazione grafica (diagramma, rete, carta geografica), in un'ottica più pratica e normativa che non teorica, mirante essenzialmente a fornire regole di costruzione e leggibilità per produrre la migliore trascrizione possibile di una informazione data.
Considerate le diverse forme che può in realtà assumere la schematizzazione grafica al di là di questi tipi classici e istituzionali, nonché l'evoluzione stessa della pratica grafica negli ultimi decenni (che può influenzarne la stessa analisi: crf. S. Badir, Transformations graphiques, «E/C» 2005), quale nuovo sguardo può rivolgerle oggi la semiotica, a partire dalle sue acquisizioni teoriche nell'ambito del linguaggio plastico, dei sistemi semisimbolici, dell'enunciazione, del sincretismo, e dalla presa in conto, nell'analisi dei testi-oggetti, di supporti e pratiche?
La sfera d'azione della rappresentazione grafica schematica si estende in effetti ben al di là del campo della scienza, della divulgazione scientifica e dei media, per investire la pratica artistica e artigianale e la vita quotidiana di ciascuno, in quanto strumento talvolta unico e insostituibile per analizzare, comprendere, ma anche per far comprendere e far fare. Secondo Peter Eisenman (Diagram Diaries, London 1999), ci sono due modi di intendere il diagramma: come un "dispositivo esplicativo" (forma postrappresentativa) o come un "dispositivo generativo" (forma di rappresentazione). Gli architetti e i designer sanno bene che il diagramma è addirittura un pre-forma, perché prima della nascita di qualsiasi configurazione gestaltica, genera ritmi, espone rapporti di forze (nel senso illustrato da Deleuze, Francis Bacon. Logique de la sensation, Paris 1981).
Per poter abbozzare una geografia degli schemi grafici, bisognerebbe quindi prendere in conto non soltanto i diversi supporti sui quali possono iscriversi e le diverse pratiche da cui dipendono, ma anche le loro diverse funzioni (gli schemi possono essere quantitativi, qualitativi, strutturali), la loro natura (affermativa, performativa...), i loro oggetti (le relazioni spaziali possono rappresentare relazioni spaziali o relazioni di tutt'altro ordine). Ci si potrebbe interrogare, in particolare, sul rapporto tra scrittura e immagine in oggetti che sono perlopiù sincretici, e sulla codificazione semisimbolica che determina in gran parte il loro funzionamento così come la loro efficacia semiotica - che ruolo svolgono, ad esempio, i colori, le gradazioni, lo spessore o la grana delle linee, dal momento che sono interdefiniti in un diagramma? Che effetti produce un certo modo di "diagrammare" il sapere (albero, rizoma...) o il tempo (traiettorie lineari o discontinue, progressione in forma di scala o per ramificazioni...)?
Ci si potrà inoltre interrogare sul ruolo svolto dalla figuratività in un diagramma, una mappa, un grafico. A parte i diagrammi consacrati proprio alla descrizione dei tratti essenziali di un oggetto, non è raro che uno schema grafico integri delle rappresentazioni iconiche, per esempio dei pittogrammi. E ci troviamo spesso di fronte a investimenti figurativi di una diagrammaticità astratta (così negli schemi antichi, che nascevano in forma figurativa e si sviluppavano secondo un procedimento metaforico o allegorico: scale, alberi, torri del sapere, fiumi del tempo...). D'altra parte, come è stato notato (Giovanni Anceschi, L'oggetto della raffigurazione, Milano 1992), non soltanto è possibile attribuire agli schemi più astratti tratti figurativi iconizzanti, ma una utilizzazione in teoria puramente differenziale di forme e colori può stimolare nel fruitore une pulsione "imitativa" (inducente a credere, ad esempio, di fronte a una schematizzazione della circolazione sanguigna, al colore blu delle vene).
Per ciò che concerne, infine, il tema che è all'origine e al centro di questo incontro, la dimensione metasemiotica del visivo, la riflessione sulle modalità attraverso le quali schemi e rappresentazioni grafiche sono in grado non solo di descrivere e analizzare oggetti visivi, ma anche di fungere da linguaggio di descrizione di altre semiotiche (come la musica o la lingua naturale), potrebbe essere arricchita dalla presa in conto di due distinte dimensioni, quella "metarappresentativa" e quella "metaenunciazionale" (basti pensare alla differenza tra una piantina dell'aeroporto e la mappa che ci viene disegnata per trovarne l'uscita).


Programma

Sabato 11 Febbraio

ore 9.30

Apertura dei lavori
Presiede Marco De Michelis (IUAV, Venezia)
Relazione introduttiva di Paolo Fabbri (IUAV, Venezia)

ore 10.30

Felix Thürlemann (Università di Costanza)
Diagramme ou regard diagrammatique?

ore 11.30

Anne Beyaert (Università di Limoges)
La dimension métavisuelle des graphiques: l'erreur d'Etienne-Jules Marey

Pausa

ore 15.00

Maria Giulia Dondero (Università di Limoges)
Il diagramma di Foucault

ore 16.00

Tiziana Migliore (IUAV, Venezia)
Diagrammi improvvisati. Il visibile del VJing

Pausa

ore 17.30

Maddalena Scimemi (IUAV, Venezia)
Architettura come diagramma

Domenica 12 Febbraio

ore 10.00

Giorgio Mangani (Università Politecnica delle Marche, Ancona)
Mapping e strategie performative. La cartografia come strumento persuasivo

ore 11.00

Patrizia Magli (IUAV, Venezia)
Tra l'uomo e l'animale. Il potere euristico del dispositivo grafico

ore 12.00

Sémir Badir (F.N.R.S. - Università di Liegi)
Sémiotique des graphiques/Graphiques de sémiotique


Per informazioni: Elisabetta Gigante · luc.s@tiscalinet.it · +39 320.0143.439
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