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Paura

Novembre 2005 - Maggio 2006

Fondazione TeatroDue
Comune di Parma
Fondazione Monte di Parma

Paura: un termine sempre d'attualità, quanto mai in questi tempi bui. E di paura, o di "paure" - le tante possibili paure del contemporaneo - si parlerà in un ciclo di seminari che, dal prossimo 24 novembre, accompagneranno l'attività della Fondazione Teatro Due. Sarà il semiologo Paolo Fabbri ad aprire il ciclo: con l'abituale verve creativa e fantasia immaginativa che lo accompagna, Fabbri traccerà le linee di un possibile "dizionario" delle paure.

24 Novembre, ore 18

Lo spettro delle paure
con Paolo Fabbri, semiologo

Per informazioni:

Fondazione TeatroDue
Viale Basetti, 12/a
43100 Parma
Tel. 0521 230242
E-mail: info@teatrodue.org
Sito: www.teatrodue.org



Succedono cose inquietanti a Parma: da dicembre non si fa che parlare di paura. Ne discettano ogni mese fior di intellettuali e, per il pubblico che accorre al ridotto del Teatro Due, si sono dovuti allestire schermi e sedie nelle sale vicine. Un successo spaventoso: e come mai? «Perché il teatro è, o almeno dovrebbe essere, anche il posto dove l'esperienza umana si esprime e si elabora» risponde Paola Donati, direttore artistico del Teatro Due, che è lo stabile di Parma e Reggio. [...]
Nel suo prologo che introduceva Gli spettri della paura, il semiologo Paolo Fabbri ha ricordato l'epoca dei processi alle Brigate Rosse, quando Eugenio Montale ammise che avrebbe avuto le sue preoccupazioni nel fare il giurato popolare di un processo alle Br: «Si sviluppò un dibattito acceso. Calvino dichiarò che lui sarebbe andato, perché aveva paura di avere paura. Bobbio, invece, disse che, a ragionare sugli eventi, è normale avere paura, ma solo il desiderio che avvenga qualcosa può farcela superare. Insomma: la ragione, che è il luogo delle certezze, produce la maggiore delle incertezze. Cui si risponde con un'altra incertezza, la speranza. Ma questa è anche una condizione ambigua: dalla notte dei tempi, il potere sa che è meglio tenere la gente nell'incertezza: perché chi arriva alla disperazione prima o poi combatte».
Non sono giochi di parole, anche se il semiologo si compiace di notare che questo sentimento ha il potere di modificare le relazioni sintattiche: un conto è avere paura e un altro è esserne preda.
Citando il sociologo Ulrich Beck, Fabbri ha ricordato che, se un tempo si lottava per la proprietà dei mezzi di produzione, oggi, nella «società del rischio», si lotta per quelli di definizione: «Guerra aperta per imporre la propria definizione di aborto, terrore, missione in Iraq». Teoria confermata dai diversi ambiti in cui l'amministrazione Bush e Amnesty International utilizzano la parola terrorismo. [...]

Da: Ma chi semina la paura? Ve lo spiega un seminario,
articolo di Paola Zanuttini, Il Venerdì di Repubblica, n. 941, 31/03/2006.
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