Ebdòmero e l’odore: la metamorfosi


Tesina di Laura Carpanese, Corso di Letteratura artistica, Anno Accademico 2004-2005.


Introduzione

Il mio lavoro si è basato sulla ricerca e sull’approfondimento delle citazioni del senso olfattivo in Ebdòmero. Inizialmente ho esternato dal testo tutti i passaggi in cui De Chirico cita un odore per poterli esaminare singolarmente, paragonandoli, trovando così delle relazioni fra loro. In seguito ho esaminato i passaggi reinseriti nel testo per trovare un significato relazionato al contesto in cui sono stati citati.

Una Metamorfosi fisica e interiore dei personaggi, e nell’atmosfera, si presenta ogni volta che De Chirico fa riferimento ad un odore. L’odore è il campanello d’allarme per il mutamento di una condizione iniziale che i personaggi di Ebdòmero sembrano attendere inconsciamente, come nei stessi personaggi dei quadri di De Chirico.

Il meccanismo del pensiero è stata una guida di fondamentale importanza in quanto de Chirico scrive esplicitamente le proprie considerazioni sull’argomento, ma anche i vari temi trattati in classe mi hanno aiutato a scavare più in profondità il significato, o almeno la visione, di De Chirico in merito.

Questa ricerca può essere relazionata al saggio di Lucia Corrain e Paolo Fabbri La vita profonda delle nature morte.

1. Discorso sul meccanismo del pensiero
(da Il meccanismo del pensiero di Giorgio De Chirico)

Benchè si pensi sempre, benchè il nostro cervello non smetta mai di pensare, noi sappiamo benissimo cos’è il pensiero e come esso si esprime.

1.1. Pensiero e parola

Con queste parole G. De Chirico inizia il suo saggio filosofico Discorso sul meccanismo del pensiero. In queste righe e in quelle che seguono G. De Chirico riflette sulla natura del nostro pensiero sostenendo principalmente che “la parola” non è la vera essenza del nostro pensiero, infatti prende come modello gli uomini primitivi che avevano “il gesto” come mezzo comunicativo derivato, nonostante l’assenza della “parola”, da un pensiero. “Tutte le cose ed i fenomeni esistenti che sono stati visti dall’uomo, si sono impressi nel suo spirito sotto forma d’immagini, prima che la parola fosse stata trovata per designarli” [Meccanismo del pensiero, 409]. Secondo G. De Chirico ogni cosa esistente viene memorizzata dal cervello sotto forma di immagine e la parola serve per comunicare il nostro pensiero, quindi le immagini memorizzate. In questo caso la parola, che è più lenta rispetto ad un’immagine, rallenta lo scorrere dei nostri pensieri aiutandoci ad analizzare le immagini realizzando, così, più chiaramente il nostro pensiero.
Se prendiamo in causa la civiltà egiziana, come ci fa notare giustamente G. De Chirico, abbiamo conferma che il nostro pensiero procede per immagine piuttosto che per parola. Non era la parola, ma l’immagine dell’oggetto che si tracciava sul papiro o altra superficie.

1.2. Pensiero e sensi

In questo saggio G. de Chirico ci fornisce anche nozioni tecniche sulla natura del pensiero che analizzate e schematizzate si potrebbero presentare in questo modo:

impressioni > sensi > immagini > pensiero
I nostri sensi ricevono delle impressioni che possono essere, appunto, visuali, tattili, olfattive, auditive e del senso del sapore. Queste impressioni sono comunicate al cervello sottoforma di immagine che caratterizzerà il nostro pensiero.
C’è una prevalenza delle immagini visuali rispetto alle immagini mandate dagli altri sensi; infatti è più facile registrare un oggetto per il suo aspetto fisico e concreto. Quando l’oggetto è molto ben definito l’immagine è ben definita, quando l’immagine è imprecisa significa che l’oggetto diviene “concezione”.
Le impressioni ricevute dai nostri sensi vengono inviate al nostro cervello solo quando il nostro corpo si è completamente famigliarizzato ad esse. Le impressioni più importanti per noi sono quelle che per il prolungamento della loro durata si trasformano in sentimenti.

1.3. Immagini e sentimenti

G. De Chirico considera i sentimenti, le idee metafisiche e i concetti, conseguenza delle nostre immagini. Se pensiamo che la tristezza e la felicità sono i sentimenti più forti per il nostro spirito, le immagini nel nostro cervello risulteranno più impressionanti. Infatti per G. De Chirico questi sentimenti vengono memorizzati dal nostro cervello con l’immagine di un cosa che per la tristezza è assente e che per la felicità è presente. Più l’immagine dell’assenza della cosa desiderata è forte ed intensa, più grande è la nostra tristezza. Per la felicità è l’esatto contrario, più l’immagine è luminosa nel nostro cervello, più siamo felici. E questa luminosità non sì limita alla nostra mente, ma anche sulla realtà, diventando tutto più piacevole e più bello.
Queste immagini potremmo definirle “pensieri del corpo”, infatti “I momenti in cui pensiamo o sentiamo per mezzo del nostro corpo sono probabilmente i soli momenti in cui il nostro cervello non pensa poichè esso è completamente occupato ad ascoltare i pensieri del nostro corpo” [Meccanismo del pensiero, 412].

2. Gli odori in Ebdòmero

[…] i negozi erano chiusi in quel momento e ciò conferiva a quella parte della strada un aspetto di noia malinconica, una certa desolazione, quell’atmosfera particolare che hanno di domenica le città anglosassoni. Nell’aria fluttuava un leggero odore di depositi di mercanzie e di derrate alimentari; odore indefinibile e altamente suggestivo che si sprigiona dai magazzini vicino alla banchine, nei porti. L’aspetto di consolato tedesco a Melbourne era un’impressione puramente personale di Ebdòmero.pag. 1
Ebdòmero ricordava quelle cene a base di triglie putrefatte, che avvelenavano i bagnanti e li facevano torcere tutta la notte, in preda alla coliche, nelle camere d’albergo, sopra i letti le cui lenzuola erano riscaldate dalla canicola, in un’aria irrespirabile, ove l’odore del linoleum si mescolava a quello delle latrine poco pulite; […] i pavoni che trascinavano la loro coda ocellata sotto gli alberi del parco incolto, caratterizzavano assai bene con i loro gridi strazianti la particolare atmosfera di quella facciata fuori moda […].pagg. 19-20
Gli alberi di limone odoravano molto forte e lui cantava con la sua voce potente e melodiosa; a volte cantava piano, in sordina, come se avesse voluto raccontare a n circolo d’intimi, di persone fatte per capirlo, il gran dolore del bandito condotto al supplizio: «Addio alte montagne e voi, rocce scoscese! Notti che la luna bagnava col suo dolce chiarore, addio! la malattia non mi atterra, eppure io vado a morire». […] Coricato bocconi sulla piattaforma, immobile come un ceppo, egli non aveva più nulla di umano. Non faceva neppure pensare alle statue. […] Quell’uomo singolare anzichè un aspetto scultorio aveva piuttosto l’aspetto pietrificato; per ciò ricordava un pò i cadaveri scoperti a Pompei.pag. 23
La città era piena di fontane calde, alcune delle quali erano solforose. […] Ebdòmero sentì l’attaccamento che lo legava a quell’albergo; sentì quanto quell’attaccamento cresceva ogni giorno; pensò all’ora della separazione e quel pensiero gli procurò una profonda tristezza; ma egli non poteva fare altrimenti.pag. 34
Il sole era alto in un cielo senza nubi, ma velato d’una leggera nebbia che annunziava l’estate vicina; non un soffio; l’odore forte del vino afro e guasto saliva dalle grotte profonde ove russavano, ubriachi fradici e coricati alla rinfusa gli uni sugli altri, i frati e i contrabbandieri cacciati del nuovo governo. L’ombra ai quadranti segnalava mezzogiorno; però qualche momento dopo lo stato dell’atmosfera mutò. […] il cambiamento che ebbe luogo nell’atmosfera era così poco percettibile che ogni altr’uomo, meno attento e sensibile di Ebdòmero, non l’avrebbe osservato; l’aria, infatti, non era più immobile; la banderuola del campanile, che rappresentava un gallo stilizzato, si mosse leggermente.pag. 42
Ebdòmero è innamorato di Luigia, la domestica della casa di fronte. Ebdòmero ha indossato il suo abito nuovo; le campane suonano ai campanili delle chiese parrocchiali e la primavera sorride negli orti. Primavera, primavera! Corteo funebre, visione macabra. Cadaveri in smoking, stesi nelle loro bare scoperte, stanno allineati sulle spiaggie del meridione; si sente l’odore ossessionante del limone la cui buccia rende indigeste le creme e i dolci proprio come fanno l’aglio e la cipolla nelle vivande.pag. 55
In fatto di profumi, egli non usava che l’acqua di Colonia, marca Farina; diceva che era il solo profumo che sopportasse e che avesse per lui un certo potere evocativo. Proprio nel momento in cui Ebdòmero ebbe finito di pronunciare quest’ultime parole, un colpo di cannone echeggiò; tosto uno stormo di piccioni, spaventati dallo sparo, passò come un turbine vicino al balcone.pag. 78
«Miei cari amici, voi avete probabilmente provato, quanto l’ho provato io, la Stimmung (atmosfera) del tutto speciale che si sprigiona quando uscendo in istrada, verso il tramonto, alla fine di una calda giornata estiva, dopo aver dormito durante il pomeriggio (ricordatevi ciò che vi ho detto, già parecchie volte, a proposito del sonno del pomeriggio) si sente l’odore delle strade inaffiate di fresco. se la città è sita in riva al mare, la potenza suggestiva di quest’odore viene, a causa proprio di questo fatto, duplicata e persino triplicata. È ciò che mi raccontava sempre mio padre evocando la città ove egli aveva passato la sua infanzia. […]»pag. 106

3. Metamorfosi, atmosfera e impressioni

[…] i negozi erano chiusi in quel momento e ciò conferiva a quella parte della strada un aspetto di noia malinconica, una certa desolazione, quell’atmosfera particolare che hanno di domenica le città anglosassoni. Nell’aria fluttuava un leggero odore di depositi di mercanzie e di derrate alimentari; odore indefinibile e altamente suggestivo che si sprigiona dai magazzini vicino alla banchine, nei porti. L’aspetto di consolato tedesco a Melbourne era un’impressione puramente personale di Ebdòmero.

Già nella prima pagina De Chirico ci descrive una sensazione di odore, “leggero odore di depositi di mercanzie e di derrate alimentari”, inserito in una situazione di “atmosfera particolare”. In questo pezzo Ebdòmero riceve un’impressione, “era un’impressione puramente personale”, guardando un edificio che a suo avviso sembrava un “consolato tedesco a Melbourne”. Non è un caso che l’impressione ricevuta da Ebdòmero è provocata dallo stimolo di un odore, ricordiamo che in Discorso sul meccanismo del pensiero De Chirico spiega esplicitamente come il nostro pensiero è formato dalle immagini che il cervello memorizza quando riceve un’impressione tramite uno dei cinque sensi. Questo pezzo è la descrizione di uno di questi brevi istanti, che provoca nella visione di Ebdòmero la metamorfosi di un edificio. Se guardando la struttura del testo consideriamo i tre puntini iniziali come il continuo di una narrazione e non l’inizio, consideriamo anche questo cambiamento come la mutazione di uno stato che precedentemente era in stato di attesa o per lo meno di fermo.

L’odore come segno di cambiamento della situazione viene confermato esplicitamente nell'”episodio” del “figliol prodigo”.

In fatto di profumi, egli non usava che l’acqua di Colonia, marca Farina; diceva che era il solo profumo che sopportasse e che avesse per lui un certo potere evocativo. Proprio nel momento in cui Ebdòmero ebbe finito di pronunciare quest’ultime parole, un colpo di cannone echeggiò; tosto uno stormo di piccioni, spaventati dallo sparo, passò come un turbine vicino al balcone.

[Viene automatico leggere queste righe ed immaginare Locorto in sembianze di manichino e il padre di statua. Come ci racconta De Chirico nei suoi quadri l’incontro fra il figliol prodigo e il padre può essere visto come il momento in cui la modernità (rappresentata dal manichino) abbraccia la tradizione (la statua)].
Ebdòmero si ritrovava a parlare con amici del “giovane artista vittima della sua temerarietà”, un giovane di nome Locorto che decise di provare una vita indipendente dal padre e lontano da casa. Nel momento in cui si stava parlando dell’unico profumo sopportato da Locorto, un colpo di cannone annunciò il ritorno dello stesso Locorto a casa.
In questo caso troviamo una metamorfosi nell’evento che caratterizza la narrazione e non in Ebdòmero direttamente. Ebdòmero assume il ruolo di testimone; il testimone di un momento fatale che porta la fine della tristezza costante, “sorride sempre con tristezza sotto i baffi bianchi e spioventi”, di un uomo per il figlio. Ebdòmero non ha neanche il tempo di finire il suo discorso sul profumo “acqua di Colonia” preferito da Locorto, che “un colpo di cannone echeggiò”.
Sempre in queste righe dice: “diceva che era il solo profumo che sopportasse e che avesse per lui un certo potere evocativo”. Il potere evocativo è per De Chirico una questione importante in molti tratti del libro e nei quadri. Soprattutto in Ebdòmero ci sono tantissime relazioni fra ricordi, sogni e impressioni che, come per il profumo “acqua di Colonia”, provocano un cambiamento dello stato iniziale.

Il sole era alto in un cielo senza nubi, ma velato d’una leggera nebbia che annunziava l’estate vicina; non un soffio; l’odore forte del vino afro e guasto saliva dalle grotte profonde ove russavano, ubriachi fradici e coricati alla rinfusa gli uni sugli altri, i frati e i contrabbandieri cacciati del nuovo governo. L’ombra ai quadranti segnalava mezzogiorno; però qualche momento dopo lo stato dell’atmosfera mutò. […] il cambiamento che ebbe luogo nell’atmosfera era così poco percettibile che ogni altr’uomo, meno attento e sensibile di Ebdòmero, non l’avrebbe osservato; l’aria, infatti, non era più immobile; la banderuola del campanile, che rappresentava un gallo stilizzato, si mosse leggermente.

In apparenza il cambio di atmosfera, iniziato pochi istanti dopo mezzogiorno, può sembrare esclusivamente metereologico e De Chirico è bravo a farlo sembrare solamente tale.
Ebdòmero sa di non vedere “nere nubi cariche di elettricità che immergono il paese in un’oscurità d’apocalisse mentre raffiche d’acqua e di vento rovesciano ogni cosa al loro passaggio’invadere il ‘cielo puro e immobile”, ma intuisce che “la leggera nebbia che velava il cielo senza nubi” annuncia l’arrivo dell’estate. Anche se il cambiamento dell’atmosfera non è così facilmente percepibile, è la banderuola del campanile a richiamare l’attenzione: “la banderuola del campanile, che rappresentava un gallo stilizzato, si mosse leggermente”, con questa visione Ebdòmero sente l’arrivo dei mesi caldi, sente “l’approssimarsi di quella stagione che un gran poeta definì violenta”, e l’atto di percepire ed intuire qualcosa seguendo una sensazione o visione, provoca in Ebdòmero una metamorfosi interiore che trasforma la consapevolezza “dell’orrore degli aspetti di fine primavera” in un’intuizione che lo conduce al godimento dell’atmosfera estiva. Cosa succedeva mentre l’ombra dei quadranti segnava mezzogiorno? Dalle grotte profonde, dove russavano ubriachi frati e contrabbandieri, saliva un forte odore di vino afro e guasto.

4. Metamorfosi e presentimento

Come l’odore del vino e la visione della banderuola può annunciare l’arrivo dei mesi estivi, varie sono le cause per cui Ebdòmero si ritrova ad avere una sensazione di presentimento verso qualcosa che deve accadere.
In ogni caso lo stato di attesa si rivolge verso il futuro (come al contrario la nostalgia si rivolge verso il passato), e sentire un odore, per Ebdòmero, significa annuncio del futuro, o addirittura trasformazione del futuro in presente.

La città era piena di fontane calde, alcune delle quali erano solforose. […] Ebdòmero sentì l’attaccamento che lo legava a quell’albergo; sentì quanto quell’attaccamento cresceva ogni giorno; pensò all’ora della separazione e quel pensiero gli procurò una profonda tristezza; ma egli non poteva fare altrimenti.

Ho scelto questo pezzo per parlare di “metamorfosi e presentimento” perché è interessante vedere come un presentimento è nascosto dentro ad un sentimento.
In queste righe De Chirico non accenna nessun presentimento, ma descrive chiaramente un sentimento molto forte di attaccamento da parte di Ebdòmero verso l’albergo. Se analizziamo il presentimento come “pre-sentimento”, e quindi “prima-sentimento”, lo consideriamo come una sensazione che avviene prima del sentimento. Infatti Ebdòmero non sente tristezza perché si sta staccando dal luogo, ma perché anticipa le proprie emozioni prevedendo quello che succederà in un tempo futuro. Immaginare una cosa a tal punto di farsi coinvolgere emotivamente, può essere considerato come presentimento. Dopo aver sentito l’odore delle fontane solforose, Ebdòmero, pensando al giorno della separazione, sentì una profonda tristezza. De Chirico in Discorso sul meccanismo del pensiero si sofferma attentamente sulla tristezza/felicità come i sentimenti che provocano le impressioni più forti e quindi le immagini più chiare nella nostra testa. Sia l’immagine che l’impressione esistono grazie al senso olfattivo che provoca, in questo caso, un cambiamento interno al personaggio. Forse la metamorfosi più profonda di tutto il libro, in quanto si sviluppa nella personalità e nell’emozione di Ebdòmero. Non cambia l’atmosfera, il tempo, o qualsiasi altra cosa attorno a lui, è lui stesso a subire una mutazione che gli provoca un cambiamento di stato d’animo. E cosa succede poco prima di essere assalito dalla profonda tristezza? L’aria sprigiona odore di fontane calde e solforose.

Ebdòmero è innamorato di Luigia, la domestica della casa di fronte. Ebdòmero ha indossato il suo abito nuovo; le campane suonano ai campanili delle chiese parrocchiali e la primavera sorride negli orti. Primavera, primavera! Corteo funebre, visione macabra. Cadaveri in smoking, stesi nelle loro bare scoperte, stanno allineati sulle spiaggie del meridione; si sente l’odore ossessionante del limone la cui buccia rende indigeste le creme e i dolci proprio come fanno l’aglio e la cipolla nelle vivande.

Come abbiamo detto prima il presentimento si può definire anche come “sentimento anticipato” e si manifesta come un vero e proprio sentimento. In diversi punti De Chirico descrive emozioni e sentimenti dei propri personaggi.
Nel pezzo che segue veniamo a conoscenza per la prima volta dell’amore di Ebdòmero. “Ebdòmero è innamorato di Luigia”. Non è sorprendente che De Chirico mostri Ebdòmero come uomo innamorato, è interessante la scelta narrativa nel darci una notizia così profonda e importante per la caratterizzazione di un personaggio, come l’essere innamorato. La frase inizia con un andamento molto gioioso e felice, ma viene subito fermato da un brusco cambiamento: “le campane suonano ai campanili delle chiese parrocchiali e la primavera sorride negli orti. Primavera, primavera! Corteo funebre, visione macabra. Cadaveri in smoking, stesi nelle loro bare scoperte, stanno allineati sulle spiagge del meridione”; come se ci volesse mettere il dubbio della veridicità della notizia. Ed anche in questo caso, citando una sensazione di Ebdòmero, vediamo un improvviso cambiamento non nel personaggio, ma nell’oggettività del narratore che stravolge il contesto iniziale, accompagnato dalla presenza di un odore: “si sente l’odore ossessionante del limone”.

5. Metamorfosi fisica

Gli alberi di limone odoravano molto forte e lui cantava con la sua voce potente e melodiosa; a volte cantava piano, in sordina, come se avesse voluto raccontare a n circolo d’intimi, di persone fatte per capirlo, il gran dolore del bandito condotto al supplizio: «Addio alte montagne e voi, rocce scoscese! Notti che la luna bagnava col suo dolce chiarore, addio! la malattia non mi atterra, eppure io vado a morire». […] Coricato bocconi sulla piattaforma, immobile come un ceppo, egli non aveva più nulla di umano. Non faceva neppure pensare alle statue. […] Quell’uomo singolare anzichè un aspetto scultorio aveva piuttosto l’aspetto pietrificato; per ciò ricordava un pò i cadaveri scoperti a Pompei.

Si può leggere il pezzo di Ebdòmero che si riferisce a Re Lear, immaginando i personaggi come le figure dipinte da De Chirico nei quadri raffiguranti l’incontro tra il “figliol prodigo” e il padre. Quest’uomo si divertiva a sorprendere gli uccelli in movenze insolite, specialmente i passeri, ma il suo aspetto non “non aveva più nulla di umano”, De Chirico nega la somiglianza di quest’uomo con la statuaria antica, definisce piuttosto il suo aspetto “pietrificato”. L’incontro di Ebdòmero con Re Lear è caratterizzato dalla presenza di un odore molto forte di limone. Il cambiamento che regolarmente si trova nel momento in cui c’è un particolare odore nell’aria può provocare una metamorfosi fisica nei personaggi incontrati da Ebdòmero. Sappiamo che quest’uomo è pietrificato ma non è una statua. Proprio per questo carattere il personaggio assomiglia ad una delle tante figure dipinte da De Chirico. Sono molto varie le rappresentazioni di statue, ci sono quelle che grazie ad un piccolo particolare colorato si stanno muovendo verso l’animazione o, l’incontrario, una persona che procede verso la statuarificazione, ci sono quelle fatte a pezzi che sono morte o quelle di pietra che vivono. Re Lear assomiglia ai cadaveri di Pompei, con la differenza di essere vivo e di essere in continua mutazione a forza di stare perennemente coricato sulla piattaforma di legno bianco. La sua immobilità e la sua eternità lo trasformava a poco a poco in un grosso pezzo di legno “finendo col fare tutt’uno con essa”. Una metamorfosi fisica può essere considerata la conseguenza di un’attesa finita o infinita, o addirittura, un forte cambiamento provocato da uno forte stimolo, come sentire un odore.

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