Ne sa una più di Google (2012)


Corriere di Bologna, Giovedì 5 Gennaio 2012, p. 12.


Umberto Eco è l’intellettuale italiano vivente più conosciuto del pianeta, o se si preferisce l’intellettuale planetario più conosciuto in Italia. Poiché la fama semplifica, la fisiognomica della celebrità conduce alla caricatura: Eco è l’uomo che sapeva troppo, il dotto enciclopedico che ha anticipato l’avvento di Google e Wikipedia. (…)
Al contrario di quello che si crede, Umberto Eco non è poliedrico, ma è un frattale, un oggetto geometrico che non cambia aspetto a seconda dei luoghi d’osservazione. La sua personalità creatrice la si ritrova intatta in ciascuna delle varie attività che svolge. (…)
Eco non pretende d’impartire agli altri tutta la verità e nient’altro che quella, perchè non è l’intellettuale del concetto ultimo ma del pensiero penultimo. Sa che altri ne verranno e per questo più che nel dissenso lui si riconosce nella condivisione, come prova la sua indefessa memoria per le citazioni erudite e per le storielle, non sempre elevate, con cui crea un ricordo in comune.
Chi ha buona memoria per le storie ha la generosità di condividerle con altri ed è innegabile che Eco ci ha reso tutti interessati ai numerosi oggetti della sua vorace curiosità. (…)
Umberto Eco non è un code breaker (scassa-norma o rompi-codice). Non ha forse realizzato delle innovazioni teoriche salienti, anche se Opera aperta resta un riferimento per l’estetica e il modello per la fuga degli interpretanti della sua semiotica. Il suo ruolo è stato invece decisivo per operare dei veri e propri movimenti tettonici all’interno della cultura italiana e internazionale. Non rotture epistemologiche quindi ma pieghe, inflessioni e spostamenti d’accento nella semiosfera, che hanno modificato le gerarchie e riscritto i criteri tradizionali di dominanza culturale. Eco ha fatto per la cultura quello che i futuristi volevano fare coi versi: mutare il periodare classico del pensiero. Senza Eco questo spostamento non sarebbe avvenuto, o molto più tardi e in maniera diversa.

Brani tratti dall’introduzione dell’autore a «Fenomenologia di Umberto Eco» di Michele Cogo, edito da Baskerville.

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