Guerra per immagini


Leússein. Rivista di studi umanistici, Roma, Edizioni Universitarie Romane, anno VIII, n. 1-2, 2015.


Guerra per immagini. Dal mito di Cadmo al terrore dell’ISIS
contributo di Paolo Fabbri*

Guerra per immagini. Dal mito di Cadmo al terrore dell'ISISQuesto numero di Leússein affronta la questione dell’incredibile successo mediatico e militare che un ben organizzato gruppo di fondamentalisti salafiti sta riscuotendo nella zone a confine tra Siria e Iraq, lì dove sta nascendo un nuovo stato: l’IS. Ciò che più sorprende di questi miliziani è la loro abilità sia nel comunicare sia nel conquistare e mantenere terreno. Sono due aspetti che si tengono e si rafforzano insieme, lasciando intravedere una strategia ben delineata: non si conquista e difende uno spazio fisico se non si conquista e alimenta uno spazio immaginario.
Le immagini di guerra sono reali quanto le donne e gli uomini che la combattono. Lo sanno bene i combattenti dell’IS come le guerriere curde che si contendono Kobane. Il loro destino si gioca sul confine della città e dei suoi quartieri quanto sul confine dell’immaginario e delle notizie che lo alimentano. Una guerra ‘epica’ tutta moderna, in cui vince chi sa meglio narrare le proprie gesta sia all’interno della propria fazione sia all’esterno. Serve motivare ideali e fare proseliti, come convincere potenziali alleati e screditare quelli avversari, e per far questo è essenziale essere padroni della teoria della comunicazione, della tecnologia digitale dove l’immagine di un episodio secondario e periferico può essere assai più efficace della vittoria di una battaglia decisiva non opportunamente documentata. Questa abilità mediatica dei combattenti della guerra irakeno-siriana rievoca il mito di Cadmo, il re che dopo aver sconfitto il drago riesce a fondare Tebe istruendo dei soldati attraverso la più innovativa tecnologia dell’epoca: l’alfabeto fonetico fenicio. Secondo Mc Luhan, sarà proprio l’introduzione di questa tecnica comunicativa a fare la differenza socio-politica tra la nascente cultura Greca e il mondo egizio, tanto legato a caste di sacerdoti e scribi. L’uomo in arme che comunica attraverso l’alfabeto diventa il perno di un esercito più agile e più efficiente che può fare a meno dell’ingombrante e limitante comunicazione dei papiri. Se dunque l’introduzione di nuove tecnologie comunicative in contesti bellici, secondo il teorico dei media Mc Luhan, è stata così importante nella evoluzione della storia greca, dobbiamo aspettarci altrettanti epocali mutamenti dalla guerra per immagini che stanno combattendo donne e uomini nell’infuocata terra dell’antica Mesopotamia?

* La comunicazione al nero: terrorismi, spionaggi, strategie

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