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Intervista con Fiori Simonetta, Repubblica, Mercoledì 9 Dicembre 2009, pagina 10.

I giornali non enfatizzano il male, sono luoghi liberi (2009)

«È evidente che l'esibizione della sofferenza non deve rimanere solo spettacolo ma deve suscitare una reazione etica», dice Paolo Fabbri, semiologo e studioso della comunicazione. «Ma questa riflessione, prima che dal pontefice, è arrivata da intellettuali come Susan Sontag, che ai nostri sentimenti ha dedicato pagine molto intense».

Benedetto XVI sostiene che giornali, radio e Tv "raccontano e amplificano" il Male, con l'effetto di abituarci alle cose più orribili.

Non direi che i media enfatizzino il male. In realtà essi rappresentano un luogo doloroso, ma vero, in cui gli spettatori possono sperimentare sia il bene che il male. Sono luoghi liberi, non governati da un principio di ortodossia; mentre il pontefice ha una sua dogmatica ben precisa.

L'esibizione del dolore può produrre assuefazione?

Aristotele sosteneva il contrario. Teorizzava la funzione catartica della sofferenza, ossia un processo di svuotamento e rovesciamento del dolore ottenuto proprio attraverso la sua messa in scena.

È difficile sostenere la qualità catartica di molta spazzatura televisiva.

Non c'è dubbio. Ma come è possibile sostenere che quella spazzatura ci abitua al Male? Non bisogna dimenticare che nei media c'è molta sofferenza e c'è molto disgusto inteso come il contrario del gusto ma negli stessi media si può trovare anche una critica del disgusto.

Secondo il Pontefice, c'è anche una sorta di "inquinamento dello spirito" e le persone tendono a diventare "corpi senz'anima".

Ma qui siamo alle teorie di Emmanuel Lévinas, un filosofo ebreo che ha scritto pagine illuminanti sul volto come incontro con l'altro. Ma la grande metropoli produce anonimato. E sul fenomeno della depersonalizzazione esiste un'ampia letteratura...

Risposta ai commenti ricevuti sul blog di Loredana Lipperini: Lipperatura.

uff! l'intervista "a caldo" è un genere codificato: risposte rapide e prese di posizione. Per chi vuol approfondire ho un sito http://www.paolofabbri.it.
Volevo e voglio osservare che il coretto politicamente corretto sui media (tutti?) che fanno (sempre?) il male, usa almeno la minuscola. Il papa invece mette la maiuscola al Male: da allora il problema diventa teologico e su questo lui ha l'infallibilità. Io però sono stato tentato dalla metafisica - e dalla teologia, branca affascinante della letteratura fantastica - ma salvato dalla felicità. Sono un semiologo europeista, anche per i segni confessionali ed un ecologista, per la difesa della natura e non del Creato,
Quindi mi limito fallibilmente a dire che lo studio dei media ha detto molto di più delle banalità "info-etiche" del messaggio papale del 4 maggio 2008 (42 giornata mondiale delle comunicazioni sociali). Non credo che i media "debbano promuovere il rispetto per la famiglia(...) nel metterne in evidenza la bellezza". E neppure che la "Verità - la vocazione più alta della comunicazione sociale - che ci rende liberi è il Cristo". Non penso di essere il solo per cui la correttezza e la giustezza delle informazioni sono più rilevanti e difendibili della maiuscola Verità. Su questo, c'è un gran bel tacere.
Quanto alla ricerca sulla comunicazione, ripeto: nei media -anche nei blog - c'è di tutto, il disgusto e la critica del disgusto, la croce (sic!) e la delizia. Dal moralismo dei situazionisti è ormai trascorso mezzo secolo! Mai sentito parlare di de-massificazione? La fola dello spettatore passivo che assorbe il Male come una spugna sintetica è soporifica, ma il sonno - a quanto vedo da alcune risposte - resta agitato.

Postato lunedì, 21 dicembre 2009 alle 7:51 pm da paolo fabbri
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