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A cura di Laura Guttilla, SiciliaInformazioni, 03 marzo 2008.
www.siciliainformazioni.com/giornale/cultura/11192/mille-palermo-paolo-fabbri.htm

Le mille Palermo di Paolo Fabbri (2008)

"Guardiamo questa città: Palermo ha perso la memoria. Gli incentivi alla memoria sono, in questo momento, necessari. Sapete dirmi i nomi dei signori di bronzo a Piazza Politeama? Chi scrive con il pennarello sopra queste statue secondo voi sa chi rappresentano? Sono in pochi a sapere la storia del signor Cottone... Questa è la dimostrazione di come i cittadini abbiano perso il ricordo della loro città".

A proferire queste parole non un politico - in tempi di campagna elettorale se ne sentono spesso di discorsi così - ma uno studioso di semiotica, Paolo Fabbri che, fattosi Vate della città e acuto osservatore della nostra quotidianità, rintraccia nell'assenza di memoria una delle maggiori ferite palermitane. Fabbri in tre ore di lezione sulla città e sui "metodi del passante" (organizzata dal prof. Marrone, insegnante di semiotica a Palermo) ha incantato la platea dell'aula magna della facoltà di Scienze della Formazione: il pubblico ha seguito assorto ed è spesso intervenuto a cercare risposte su una Palermo spesso ermetica, ed in continua mutazione.

"La tirannia delle piccole decisioni può essere una soluzione ai tanti disagi che viviamo: non pensiamo che le nostre azioni siano ininfluenti nell'assetto della struttura sociale, anzi. Spesso una serie di gesti singoli cambia il percorso dell'intera collettività. Prendiamo il caso dei palazzi restaurati nel centro storico: è possibile che qualche singolo abbia iniziato a restaurare la casa e poi pian piano questa moda si sia 'diffusa' agli altri. Gli incentivi alle ristrutturazioni - maturati forse perché il fenomeno aveva iniziato a diffondersi - hanno poi fatto il resto: oggi tutti restaurano palazzi antichi". Poco importa a Fabbri, insegnante di Semiotica a Venezia, dell'istituzionalizzazione del processo: l'effetto in superficie è quello che interessa. Senza inceppare in tecnicismi che forse avrebbero potuto annoiare la platea - non tutti erano infatti "addetti ai lavori", tra il pubblico anche una scolaresca liceale - il discorso di Fabbri è stato sempre concreto grazie all'uso di una miriade di esempi. Negli ultimi giorni lo studioso è andato in giro, insieme ai dottorandi del dipartimento di Design dell'Università di Palermo, a scovare quei siti - veri e propri punti di socializzazione in cui è possibile "scomporre" i luoghi - in cui si sviluppa il "flusso della città". Individuare il modo in cui si snoda questo flusso è stato il fulcro del suo intervento.

Durante la lezione ha dunque parlato dei luoghi più famosi della vita palermitana: la champagneria, il prato del Foro Italico, la zona del Politeama. Un piccolo riferimento anche alla Palermo degli anni '80, quella che lo vide protagonista (allora infatti il Prof. Fabbri insegnava nella nostra Università) senza mai indugiare nella descrizione: "Di quella Palermo ricordo la naturalezza con cui avvenivano le aggressioni: vedere morti ogni giorno per strada era normale. Il carcere dell'Ucciardone era presidiato da un carro armato". Ascoltandolo, l'impressione che si ha è di stare davanti a qualcuno che non si sia mai allontanato: nel delineare con una chiarezza che stupisce, con una dovizia di dettagli che sconvolge, Fabbri rende l' "occhio del passante" l'occhio dello studioso che scruta, comprende, discretizza, prevede. È un occhio che ha già visto gli scenari possibili nel nostro futuro, che ha già formulato ipotesi su cosa sarà della nostra città: "Avete presente il prato? Tra qualche anno diventerà una zona su cui muoversi solo con i mezzi di locomozione alternativi, così come ora succede in California".

Oltre al luogo, Fabbri analizza anche il tempo: "Per i semiologi non esiste il passato-presente-futuro. Il passato è una costruzione: tutto avviene già nel presente. Le rovine? Sono il presente nel passato. Ora, cosa importa al passante? L'importante è capire il presente: cos'è il presente di quel passato" . Così come il passato, anche Palermo non esiste: "Si può parlare di una Palermo? Credo di no. Io posso parlare di tante Palermo, di stratificazioni di città che cambiano a seconda nel giorno o della notte". "Pensate alla città della notte" - continua Fabbri - "è la stessa città che appare durante il giorno? Con le stesse persone, gli stessi ritmi? È ovvio che no".

Le riflessioni di Fabbri non si fermano e investono anche il campo del rischio: "anche il rischio cambia in funzione del giorno o della notte: la luce inevitabilmente produce sicurezza. Il rischio" - prosegue lo studioso - "è questione di atmosfera: bisogna interpretare quel luogo come sito di minaccia. Tutti i luoghi promettono qualcosa: magari paura, o piacere. In questo la funzione della luce è fondamentale: un luogo ben illuminato è un luogo sicuro".

Il prodotto di questa conferenza? Non solo accrescimento della conoscenza, ma anche innovazioni pratiche, riflessioni sul quotidiano, consigli su come "rianimare" la vita palermitana: dallo studioso tantissimi concetti-chiave per un futuro.
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