Mercurio nelle opere di Giorgio De Chirico


Tesina di Giuditta Ambrosini e Annalisa Mazzoli, Corso di Letteratura artistica, Anno Accademico 2004-2005.


Egli considerava il sonno come qualcosa di sacro e di dolcissimo e e non ammetteva che la sua calma venisse turbata. Ebdòmero professava lo stesso culto per i figli del sonno: i sogni; ragion per cui aveva fatto scolpire sopra ogni piede del suo letto un’immagine del Mercurio oniropompo, cioè conduttore di sogni poiché, come ciascuno sa, Mercurio era incaricato da Giove non solo di esercitare la professione di psicopompo, cioè di guidare e condurre le anime dei trapassati nel mondo dell’aldilà, ma anche di condurre i sogni nel sonno dei viventi addormentati.Giorgio De Chirico, Ebdòmeros (pag. 77)

Così scrive, all’interno dell’Ebdòmero, romanzo visionario scritto nel 1929, Giorgio de Chirico, coniugando la sua immaginazione con cultura, passioni e la sua vita.
Ebdòmero è il protagonista di questo romanzo, “alter-ego” dell’artista, uomo dalla spiccata sensibilità e dalla genialità incompresa, irraggiungibile da parte degli amici e dalla maggior parte della gente che egli incontra nel corso delle sue vicissitudini, che sono appetenti sia alla sfera del pensato, che a quella del vissuto.
Le passioni dominano le pagine dechirichiane e spesso fungono da punto d’origine, da fonte di quelle che sono le sue riflessioni.
In questo caso particolare, Ebdòmero parte da un suo disagio nei confronti del giorno, dall’inquietudine che questo gli stimola, fino ad arrivare a parlare della notte come quella dimensione in cui, potendosi rintanare in casa, ambiente chiuso e sicuro, il protagonista si abbandona alla condizione del riposo.
Nel passo sopraccitato, Mercurio, il dio dei mercanti e “trasportatore” di anime dal mondo mortale all’aldilà, è nello stesso tempo Oniropompo, cioè torna verso i mortali, verso i loro corpi, per impreziosire il loro sonno con i suoi figli: i sogni.

Mercurio (Hermes greco)
Hermes o Ermete, figlio di Zeus e di Maia, figlia di Atlante.
Messaggero degli dei, protettore dei commercianti, dei ladri, dei bari, di chiunque mostrasse abilità e astuzia […] Zeus lo fece suo ministro e messaggero e gli regalò il petaso, berretto alato e i talari, calzari anch’essi alati […]. Molte delle sue mansioni lo avvicinavano agli uomini più di ogni altro dio: proteggeva i viaggiatori, proteggeva i mercanti e la loro arte, l’eloquenza […]. Di notte scortava le ombre nel loro viaggio nell’Ade (Psicopompo) […]. La sua figura ha anche elementi magici come il mantello che lo rende invisibile e il Caduceo, che addormenta e sveglia gli uomini, che guarisce e ridona salute (divenne anche l’emblema dei medici) […]. I romani identificarono Ermes in Mercurio.Annamaria Parassiti, Dizionario di mitologia classica,
Newton & Compton Editori, Genova, 2004

Mercurio dio messaggero

Giorgio De Chirico, 'Autoritratto con busto di Mercurio' (1923)     Antonello da Messina, 'L'annunziata' (1473)
Il messaggero degli dei è dunque dotato di ali, per spostarsi tra il mondo dell’al-di-qua e quello dell’aldilà, tra il mondo dei vivi e quello dei non vivi; nell’Autoritratto con busto di Mercurio (1923), De Chirico si rappresenta in primo piano, seguito da un busto in pietra, raffigurante Mercurio di profilo. Rimane bene in evidenza il berretto sul suo capo con collocate a lato delle piccole ali. Nella mitologia classica Mercurio era rappresentato con ali poste sui calzari e sul copricapo. Questi gli permettono di adempire al suo compito di salire e scendere “da un mondo all’altro”.
Affiancando all’autoritratto il dipinto L’annunziata di Antonello da Messina (1473), si notano elementi visibilmente associabili; De Chirico costruisce il suo autoritratto sul modello di questo dipinto religioso.
In entrambi il soggetto in primo piano ha lo sguardo rivolto verso un ipotetico osservatore; entrambe le mani destre di De Chirico e della Vergine sono rivolte verso l’esterno; cambia il destinatario di questo sguardo: nell’autoritratto De Chirico si rivolge a noi, ad un fruitore non esattamente definito; per quanto riguarda L’annunziata, la donna, essendo nel momento stesso della visita dell’angelo Gabriele, dell’annunciazione, rivolge il suo sguardo verso il funzionario di Dio, esterno al quadro.
La stessa presenza divina è però in modo diverso all’interno dell’opera dell’artista greco: infatti Mercurio è messaggero pagano come pure è un messaggero l’angelo cristiano, ma i due compaiono sotto una diversa prospettiva, dal momento che Mercurio è interno al quadro, rappresentato attraverso un busto di pietra, non davanti, bensì di profilo alle spalle di De Chirico.

Mercurio ne Il sogno di Tobia

Giorgio De Chirico, 'Il sogno di Tobia' (1917)

Giorgio De Chirico, 'Il sogno di Tobia' (1917). Particolare     Gustav Doré, 'L'angelo e Tobia' (1874). Particolare
Nel quadro Il sogno di Tobia si trovano alcuni elementi ricorrenti nella pittura di De Chirico.
Il richiamo alla vicenda biblica di Tobia è dato dalla presenza del pesce raffigurato sulla sinistra dell’osservatore, dove “l’oggetto attributivo” di Tobia si trova racchiuso in un’ulteriore ambiente interno delimitato da una cornice, quadro nel quadro.
Un altro quadro nel quadro si trova alla destra dell’osservatore, diversamente dal primo però questi rappresenta un ambiente esterno.
Per quanto riguarda la colonnina di Mercurio al centro dell’immagine si nota che, sulla parte sinistra del supporto, si trova un’iscrizione di ancora dubbia se non sconosciuta interpretazione: “AIDEL” o “LEIDA”, non è chiaro il verso di lettura.
Numerose sono le interpretazioni a riguardo: si è parlato di un tributo alla sorella maggiore scomparsa, Adelaide; si è pensato di fornire un’anagramma a tale “incisione” (come IDEALE); si è pure ricollegata l’iscrizione ad un termine yiddish (AIDEL) che significherebbe “conto raffinato e preciso”.
In ogni caso, la stessa funzione della colonnina di Mercurio è quella di misurare salendo e scendendo, cosa che fanno gli angeli messaggeri e lo stesso dio Mercurio, che non si sottrae al suo compito, quello sul quale De Chirico si focalizza maggiormente in Ebdòmero, cioè di Oniropompo, salendo e scendendo, tra mondo divino e umano per portare i sogni.

Il caduceo e il vincastro

Salta all’occhio, volendo ricercare gli attributi di Mercurio, la presenza di un caduceo all’interno de L’angelo ebreo; singolare ne Il sogno di Tobia è la presenza di una sorta di vincastro stilizzato, posto in secondo piano, alla nostra sinistra, che sbuca dal fondo della stanza.
Sia il vincastro che il caduceo sono stati, all’interno di Ebdòmero, attribuiti a Mercurio.
Bisogna specificare che il vincastro, elemento tipico della simbologia cristiana, è l’oggetto del pastore per guidare il proprio gregge. Lo stesso Mosè si serve del vincastro, come d’altra parte un altro personaggio bilblico, Abramo; figure legate all’idea di viaggio (e quindi, in un’ottica pagana, ricollegabili ai protetti di Mercurio, i viaggiatori).
Comunque la presenza di questo oggetto all’interno del quadro Il sogno di Tobia potrebbe essere dovuta al riferimento biblico del quale si avvale.

Giorgio De Chirico, 'L'angelo ebreo' (1916). Particolare

Giorgio De Chirico, 'L'angelo ebreo' (1916)
Il caduceo compare nella raffigurazione de L’angelo ebreo, rimandando allo strumento del divino Mercurio, riconduce alla funzione di ponte tra l’al-di-qua e l’aldilà dello stesso, funzione che ben si ricollega ad un angelo.

Sul suo letto Ebdòmero teneva, attaccato alla parete, un quadro assai curioso che era stato dipinto da uno dei suoi amici, artista di gran talento, sparito sfortunatamente molto giovane. Egli era un intrepido nuotatore e, una volta che aveva voluto traversare a nuoto un fiume in piena, fu trascinato dalla corrente e, malgrado i suoi sforzi e gli sforzi di quelli che cercavano di soccorerlo, sparì nei gorghi. Il quadro che aveva dipinto rappresentava Mercurio sotto le spoglie di un pastore, con in mano un vincastro invece del caduceo; brandendo il vincastro spingeva davanti a sé, verso la notte del sonno, il gregge dei sogni. Il quadro era molto ben composto, poiché in fondo, lontano, da Mercurio e dal suo gregge, si vedeva un paese soleggiato; una città, un porto, uomini che si recavano alle loro faccende, contadini che lavoravano nei loro campi, insomma la vita; mentre intorno a Mercurio e al suo strano gregge era l’oscurità e la solitudine come se fossero entrati in un’immensa galleria.Giorgio De Chirico, Ebdòmeros (pag. 77)

Un altro elemento che protegge le notti di Ebdòmero; si tratta del quadro che egli tiene attaccato alla parete della sua stanza da letto, da De Chirico sopra descritto.
Qui si notano forti elementi di contrasto: Mercurio è pastore dei sogni, della notte, nello spazio dell’oscurità, della solitudine, della morte, si pone in netto contrasto con il paese soleggiato che nel quadro descritto si trova in lontananza rispetto a Mercurio, dove il sole illumina il giorno, e le persone lavorano insieme ai campi, dove c’è vita.

Mercurio vs paese
notte vs giorno
oscurità vs soleggiato
solitudine vs persone che lavorano ai campi

morte vs vita

Proprio qui, come già citato sopra, Mercurio al posto del suo simbolico caduceo, si serve di un vincastro, in quanto pastore dei sogni.
In Ebdòmero dunque viene mostrato costantemente l’intercambiabilità tra caduceo e vincastro, Mercurio impugna lo strumento tanto caro ai pastori se deve guidare il gregge dei sogni, ma sembrerebbe rivelarsi un personaggio “versatile” all’interno di questo testo enigmatico: non solo funzionario..messaggero e custode di anime…

[…] mentre giù in basso, nella rada, le navi corazzate di ferro facevano tuonare i pezzi ed issavano sulle aste le antenne, le bandiere e le orifiamme; Mercurio, che in quel momento sorvolava quei luoghi, guardò sotto e quando le cannonate svegliarono gli echi della valle, egli fece gesti di gioia agitando il suo caduceo.Giorgio De Chirico, Ebdòmeros (pag. 72)

Dopo essere stato associato, dissociato, ipotizzato nelle sue funzioni, scostato anche da quelle che lo hanno più caratterizzato e accompagnato nei secoli, questa divinità è sicuramente una delle predilette dall’artista metafisico per eccellenza.
Così passando un po’ per tutti quelli che sono i riferimenti testuali e pittorici, lo si riconduce, in questo breve passaggio di Ebdòmeros, quantomeno integro ed incolume, al suo caro e vecchio caduceo e alla sua identità di dio volante che passa sopra il mondo, che protegge e intralcia come gli altri dei dell’Olimpo, e può permettersi così di dire “la sua”… gesticola gioioso sopra le navi corazzate di ferro.


Bibliografia

Giorgio De Chirico, Hebdòmeros, Abscondita, Milano 2003.

Annamaria Parassiti, Dizionario di mitologia classica, Newton & Compton Editori, Genova, 2004.

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