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Da: Alfabeta2, n. 26, febbraio 2013.

Ulisse è Bond (2013)

"I am become a name"
(A. Tennyson, Ulysses)
1.
Il dizionario della storia è ricco in semiofori, attrattori di senso. Uno di questi abita da mezzo secolo una nicchia dell'immaginario collettivo: si presenta con volti diversi e il ritornello dello stesso nome: "Bond, James Bond". Fin dalla prima apparizione, letteraria, televisiva e cinematografica, sollevò nuvole d'inchiostro e continua oggi a moltiplicare i doppi click. Tra ricorsività filmiche e fasti delle ricorrenze - il 5 ottobre 2012 era il Global James Bond Day - il caso mediatico di allora si è trasformato in un durevole Effetto Bond (nel senso scientifico del termine, prima che si attribuissero i Nobel). Nell'archeologia del presente, Bond ha ormai il suo logo riconosciuto e consacrato: la forma e la firma. È diventato un tipo psico-sociale e dimostra l'inattualità della tesi di Nietzsche: il nostro tempo non avrebbe mitismo. Anche senza spendere la parola "Mito", come farebbe un barthesiano vintage, è sotto gli occhi di tutti che la fabulazione di 007 scorre inesausta sulle pagine e sugli schermi tra una nuvola di varianti, variazioni e varietà. Un feuilleton sincretico, tra il poliziesco e il romanzo "imperiale" inglese, una saga picaresca, la più durevole delle serie narrative in corso.
L'Effetto Bond suscita da sempre un'ermeneutica compulsiva e overdose interpretative. Che "c'era una svolta" dell'immaginario e fosse il caso di farne un caso, si accorse fin all'inizio degli anni Sessanta, la sagacia di Umberto Eco, in un saggio memorabile che inaugurava le ricerche semiotiche di combinatoria narrativa1. Umberto, il memorioso, rilevava la struttura dei romanzi e dei racconti di Fleming; al di là del suo "romanticismo truculento, ma con stile", ne isolava i valori in opposizione (Occidente vs. Comunismo, ecc.) e le loro 10 combinazioni; individuava poi i 3 personaggi (Bond, il Malvagio, la Donna) che realizzano in nove mosse successive le trasformazioni ideologiche e immaginarie. Liberata dalle impalcature sociologiche che impedivano l'accesso al testo, la saga Bond si riduceva ad una tabella di situazioni ricorsive - viaggi, pasti, giochi, erotismo, torture - soggiacente alle variazioni di attori - "ruoli vicari ambigui" - e valori - l'ambiguità sessuale del Malvagio e i suoi mostruosi piani planetari. E infine alle loro mosse fondamentali e laterali. Nei decenni e nonostante il successo letterario internazionale, Fleming è diventato un eteronimo, meglio, uno pseudonimo del Bond cinematografico. Permane l'ordito narrativo e la distribuzione dei ruoli, mentre cambiano nel tempo gli investimenti di contenuto e gli stili discorsivi. Come il coltello proverbiale a cui si è cambiato il manico e la lama, sembra che il racconto di 007 persista e resista alle sostituzione dei molti attori che hanno impersonato il suo eroe e ai mutamenti fisiognomici e caratteriali. Come una calamita, il plot delle avventure della spia inglese, a partire dal pre-testo fleminghiano, ha attratto una costellazione di motivi - kitsch e ready made - di ogni genere. In particolare attraverso autocitazioni e autoparodie che hanno fidelizzato il riconoscimento d'una audience globalizzata. Come l'indimenticabile Casino Royale (1967) con David Niven come James Bond e Woody Allen come Jimmy Bond, nipote di 007 e dr. Noah, capo dello SMERSH2.

2.
È anche il caso dell'ultimo episodio Skyfall, forse il migliore della saga, che fa ben vedere come la commutazione delle sequenze testuali e paratestuali - sigle, refrain - mantiene la coerenza e la coesione e non equivale affatto ad una perdita informativa. Nuove proprietà emergono alla condizione di non riconoscere un dio unico nascosto nei dettagli, ma un piccolo pantheon politeista di allusioni ed autocitazioni. In rete, tra cliché e ironie, la caccia è già aperta tra gli addict della spia che amano.
Lo sa meglio di ogni altro il regista inglese Sam Mendes e il nuovo sceneggiatore John Logan che ha collaborato per Skyfall con l'equipe precedente - Neal Purvis, Robert Wade - e prepara da solo i prossimi episodi. Mendes, dal 2000 Comandante dell'Ordine dell'Impero Britannico per meriti artistici, ha colto l'opportunità delle Olimpiadi londinesi, la cui ripresa planetaria era dedicata alla storia inglese, con una citazione tongue in cheek alla Regina d'Inghilterra come bond girl, paracadutista con borsetta. In un diverso registro, l'appassionata difesa da parte di 007 dell'altero - materno e spietato - personaggio di M, preposta alla difesa della patria istituzione, l'MI6, è del tutto omologabile. Judi Dench, dopo sette film consecutivi, è per l'ultima volta comandante di Bond, il quale sconfiggerà il Malvagio ma non saprà impedire la caduta della sua Maestà. Nessuna paura però: morta la regina, viva il re! È in pista Ralph Fiennes, alias Mallory, agente governativo e nuovo M.
Sam Mendes, Oscar al suo primo film, possiede più del semplice mestiere: in altri tempi avrebbe firmato fecit et invenit, cioè Esecuzione e Invenzione. Già coinvolto nel film precedente, Quantum of solace, ne mantiene i ruoli, cambiandone il significato: è il caso di Q, l'armaiolo del Servizio Segreto, titolare di una panoplia di stravaganti gadget da combattimento, sostituito in Skyfall da un giovane nerd che crede più al computer che agli uomini e ha in dotazione soltanto pistole personalizzate e auricolari. Rottamando i reperti del passato, sostituendo i personaggi e modificandone i rapporti e le relazioni con gli oggetti tecnici - come l'insistita distruzione dell'Aston Martin DB5 - il regista cerca la nuova informazione necessaria per ovviare all'esaurimento della combinatoria. Al di là della ridondanza purista e della parodia, si aprono nuovi vani in quello che Lévi-Strauss chiamerebbe mythe a tiroirs: un mito a cassettoni, come le Veneri di Dalì.

3.
Tra queste differenze che si somigliano, una ci punge per il suo "senso ottuso", nell'accezione cognitiva e patetica che Barthes dava a questo termine. Bond incontra il nuovo Q, assai più giovane di lui, alla National Gallery di Londra, davanti al quadro prediletto dal pubblico inglese, The Fighting Temeraire tugged to her last berth to be broken up, di J. M. W. Turner (1839).

The Fighting Temeraire tugged to her last berth to be broken up (1839)

I connoisseurs ricordano, in Moonraker, il gioco di freccette con cui Bond bersagliava il quadro della nave Victory alla battaglia di Trafalgar, appeso nell'ufficio di M. Il senso politico ed esistenziale di Skyfall è esplicito: in un estremo trameno, la Temeraria trionfatrice di Trafalgar, dai bellissimi legni, è condotta alla rottamazione da un fumoso rimorchiatore. Segno ineludibile della crisi dell'impero inglese sui mari, nonché della mutazione tecnica - quella termodinamica ed ora informatica - e della crisi fisica e morale di Bond. Scompare infatti il gentiluomo inglese, viaggiatore esperto e seduttore raffinato, più abile nello humor delle repliche che nel grossolano impiego delle armi. Gli succede un killer tenace e violento, ma meno individualista, più leale alla propria istituzione. Alla sprezzatura un po' dandy dei primi 007 succede, in Skyfall, una perdita di capacità operative, una spossatezza e noia di vivere, depressione e difficoltà di ruolo. Dopo l'apparente uccisione con cui si apre il film, Bond dichiara in più occasioni la sua conoscenza della paura e della morte.
Skyfall è un film noir, nel genere e nei contenuti, che concede poco alla parodia e manifesta una costante retrosia del suo eroe. Non a caso dopo i primi rovesci, Bond procede a passo di gambero: recupera la vecchia Austin Martin e va alla riscossa "back to the past" - come risponde a Sua Maestà M che gli chiede: "Dove andiamo?". Con amara nostalgia, l'agente segreto internazionale ritrova, in un prequel, la dimora scozzese di famiglia e le tombe dei genitori e un adiuvante che sembra un Sean Connery invecchiato, la tattica dell'assedio, la battaglia frontale e il sopravvento all'arma bianca. Un cupo ritorno alla Temeraria Gran Bretagna, prima della rottamazione?
A questo punto possiamo riformulare le domande semi-secolari di Eco - è utile o futile l'interesse di Bond? che è di destra o di sinistra? - e ritentare una risposta. Per il semiologo, il "manicheismo operativo" di Fleming, il suo antisovietismo, non era l'aspetto ideologicamente reazionario; questo risiedeva nei cliché letterari e nei luoghi comuni che "massaggiavano" la mentalità dei lettori. Skyfall introduce oggi una diversa dimensione al racconto del Servizio Segreto e delle spie; fin dal The 39 Steps di John Buchan (1915), un tema privilegiato, più dello stesso poliziesco, della cultura anglosassone. Come Len Deighton (The IPCRESS file, 1962) e John Le Carré (A perfect spy, 1986) l'ultimo Bond è un esperimento mentale sulla metamorfosi della guerra; l'agente d'enunciazione del mutato ruolo tattico ed esistenziale dell'intelligence.
Dai primi successi di Bond, alcuni muri sono crollati ed altri sono stati edificati. È cambiata soprattutto la cultura bellica nel mondo balcanizzato della globalizzazione. Guerre (paradossalmente) umanitarie a zero (propri) morti, combattute con tecniche hard gestite da micidiali tecnologie soft. Guerre ibride e tridimensionali - extraterritoriali e extra-atmosferiche - e soprattutto asimmetriche3.
La RAM, cioè la Rivoluzione negli Affari Militari ha preso atto della fine del confronto duale - la grand strategy della lunga guerra fredda - della sparizione del nemico parallelo e del moltiplicarsi di avversari in condizioni di disparità, impegnati imprevedibilmente in scontri a bassa intensità. Vincere non è più trovare il centro di gravità del nemico, ma scongiurare la sconfitta o convincere di aver vinto: ribaltare narrativamente, con i media o la storiografia, i risultati sul campo. Una condizione post-eroica i cui stili strategici accrescono il valore dell'HUMINT, dei servizi di Human Intelligence. Cambiano i connotati della spia, che combatte il cyberterrorismo con le armi dei segni e del segreto, della sorpresa e dell'inganno. Skyfall realizza con linguaggio raffinato del noir questa guerra di ombre nell'ombra4.
Nel duello antiterroristico fatto di durezza e sagacia, non è più d'attualità la lotta ottocentesca contro l'individuo (il dr. NO, Goldfinger) o l'associazione (SPECTRE), che ricattano gli stati per il controllo del mondo. L'avversario, di cui la spia deve spezzare i vincoli sociali provocando il collasso morale e mentale, è interno e persino intimo5. È il nodo centrale dell'intrigo di Skyfall, dove l'avversario è Raoul Silva (Javier Bardem), ex-membro dell'M16, un omologo di Bond, ad eccezione della omosessualità (ma l'outing di Logan, lo sceneggiatore del film, promette sorprese all'insistita eterossesualità di 007, ai sospiri postcoitali delle bond girls). Duplicando la duplicità, il terrorista Silva si serve delle divise dei difensori dell'ordine pubblico e compie, a Londra, uno spettacolare attentato alla metropolitana... Ma il suo ultimo scopo è l'ambivalente relazione con Her Majesty, M6. È l'ultima acquisizione esistenziale dell'attore strategico: ogni intelligenza può diventare intelligenza con il nemico. Nel gioco mortale dei servizi, sistema immunitario degli stati, prolifera l'anomalia delle risposte autoimmuni, dirette contro il proprio organismo. La globalizzazione impone l'immuno-depressione, l'abbassamento delle difese davanti all'alterità da accogliere, ma al tempo stesso provoca infezioni ideologiche. L'ultimo film della saga Bond realizza una soluzione immaginaria a questo problema reale. Ritornare al passato, ritrovare un teatro delle operazioni e le sue armi, ricostruire lo scontro simmetrico grazie al vantaggio della difesa. La sconfitta del nemico si pagherà però con il suo successo, la morte di M, che 007 non riesce ad impedire.

4.
Morta la regina, ma viva il re! Bond è fermamente back to the present. "Lascia che il cielo cada, quando si sbriciola / Noi staremo proprio qui a testa alta / O lo affronteremo assieme", canta Adele nella colonna sonora del film. E soprattutto, nel momento più politico della storia, nel corso dell'inchiesta ministeriale sulla inefficienza dell'M16, M pronuncia alcuni versi vittoriani, talmente fuori contesto da focalizzare il loro intento simbolico. Versi tratti dall'Ulysses di Alfred Tennyson7, rivolti ai marinai dell'eroe dantesco e che riaffermano, nella crisi e nella decadenza, la britannica ostinazione nel cercare un mondo diverso: "Anche se molto è stato già preso, molto ci aspetta; e anche se ora / Noi non siamo quella forza che nei vecchi giorni / Mosse terra e cielo, quel che noi siamo, siamo; / Un'eguale tempra di eroici cuori, / Logorati dal tempo e dal fato, ma forti nella volontà / Di battersi, di cercare, di trovare, e di non cedere". E ancora: "Venite, amici miei, / Non è troppo tardi per cercare un mondo più nuovo". Prestiamo orecchio e, volendo, diamo man forte. Intanto sventola l'Union Jack e Ulisse/Bond, riprende la navigazione: sono in corso due nuove avventure.

Note

  1. U. Eco, Il superuomo di massa, Bompiani, Milano, 1976. torna al rimando a questa nota
  2. Casino Royale, 1967, regia di J. Huston et al.; con D. Niven, P. Sellers, O. Wells, W. Allen, U. Andress, B. Bouchet; musica di B. Bacharach. torna al rimando a questa nota
  3. P. Fabbri, F. Montanari, "Semio-guerra. Approfondimenti per una semiotica della strategia", in AA.VV., Studi di strategia, a cura di L. Bozzo, Egea, Milano, 2012. torna al rimando a questa nota
  4. J. Black, The Politics of James Bond: from Fleming's Novels to the Big Screen, University of Nebraska Press, 2005. torna al rimando a questa nota
  5. C. Bloom, Spy thrillers. From Buchan to Le Carré, Macmillan, Londra, 1990. torna al rimando a questa nota
  6. A. Dewerpe, Espion. Une anthropologie historique du secret d'Etat contemporaine, Gallimard, Paris, 1994. L. Boltanski, Enigmes et complots, Gallimard, Paris, 2012. torna al rimando a questa nota
  7. Da Ulysses di A. Tennyson:

    There lies the port; the vessel puffs her sail:
    There gloom the dark, broad seas. My mariners,
    Souls that have toil'd, and wrought, and thought with me—
    That ever with a frolic welcome took
    The thunder and the sunshine, and opposed
    Free hearts, free foreheads—you and I are old;
    Old age hath yet his honour and his toil;
    Death closes all: but something ere the end,
    Some work of noble note, may yet be done,
    Not unbecoming men that strove with Gods.
    The lights begin to twinkle from the rocks:
    The long day wanes: the slow moon climbs: the deep
    Moans round with many voices. Come, my friends,
    'Tis not too late to seek a newer world.

    Là sta il porto; il vascello gonfia la sua vela:
    Là si rabbuiano i cupi, vasti mari. Miei marinai,
    Anime che hanno penato, e operato, e pensato con me -
    Che sempre con un lieto benvenuto accolsero
    Il tuono e la luce del sole, levando
    Cuori liberi, e libere fronti - voi ed io siamo vecchi;
    La vecchia età ha ancora l'onore e lo sforzo;
    La morte conclude ogni cosa : ma qualcosa prima della fine,
    Qualche opera di nobile fama, può ancora essere fatta,
    Uomini non indegni che si sono battuti con gli Dèi.
    La luce comincia a scintillare dalle rocce:
    Il lungo giorno declina: la lenta luna si leva: il mare profondo
    Geme intorno con molte voci. Venite, amici miei,
    Non è troppo tardi per cercare un mondo più nuovo.

    Push off, and sitting well in order smite
    The sounding furrows; for my purpose holds
    To sail beyond the sunset, and the baths
    Of all the western stars, until I die.
    It may be that the gulfs will wash us down:
    It may be we shall touch the Happy Isles,
    And see the great Achilles, whom we knew.
    Tho' much is taken, much abides; and tho'
    We are not now that strength which in old days
    Moved earth and heaven, that which we are, we are;
    One equal temper of heroic hearts,
    Made weak by time and fate, but strong in will
    To strive, to seek, to find, and not to yield.

    Salpate, e seduti in buon ordine percuotete
    I sonori solchi; perché il mio intento è
    Navigare oltre il tramonto, e dove bagnano
    Tutte le stelle occidentali, fino a che io muoia.
    Può accadere che gli abissi ci inghiottano:
    Potremo forse toccare le isole felici,
    E vedere il grande Achille, che noi conoscemmo.
    Anche se molto è stato già preso, molto ci aspetta; e anche se ora
    Noi non siamo quella forza che nei vecchi giorni
    Mosse terra e cielo, quel che noi siamo, siamo;
    Un'eguale tempra di eroici cuori,
    Logorati dal tempo e dal fato, ma forti nella volontà
    Di battersi, di cercare, di trovare, e di non cedere. torna al rimando a questa nota
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