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Da: Aut aut, Il Saggiatore, Milano, 2013.

Yes, we (Zombies) can: attualità mordace del Non Morto (2013)

"Si scopron le tombe, si levano i morti"
(Inno di Garibaldi)*
1. Epidemie: un saldo di qualità

Negli anni Obamitici, dal 2008 ad oggi, prolifera lo Zombi1. Attante epidemico dell'orrore che infesta tutto il mediascape, cinema, televisione, video e videogiochi, canzoni, romanzi e fumetti, moltiplicando remake, varianti narrative - prequel e sequel - variazioni di generi - thriller e parodia - e varietà fisiognomiche2. Un trattamento anti-age del mostro morfologicamente deforme, isolato e infecondo, legato alla colpa o al rimorso, ammonitore e morale - mentre lo Zombi è mutante anomalo - un errore innocente di copiatura nel brogliaccio genetico, anche se le sue apparizioni hanno la più disparata eziologia (radiazioni cosmiche, droga, inquinamento, pandemie, ecc.). Il suo apparire - un baudelairiano sovrapporsi della vita sulla morte - non comporta una rivelazione ma una revulsione (R. Barthes).
I "Non Morti", vivi in articulo mortis o diversamente estinti, sono l'opposto semantico dei Non Vivi, cioè i sopravvissuti lungodegenti in coma profondo o i sottovissuti embrioni della fecondazione artificiale in vitro - con trapianto di personalità, se non d'anima. I Non Morti e i loro Zombi sinonimi sono diventati icone della mondializzazione e il luogo sinistro per cui hanno abbandonato i cimiteri, lo Zombistan, è infiltrato nell'immaginario collettivo: il people-lore più che folk-lore, della cosiddetta postmodernità. E poiché la cultura "bassa" irriga le opere "maggiori" e il processo di "artificazione" è inarrestabile, si parla già di Halloween o Horror Art. A giusto titolo: l'eredità culturale è "nepotista": non assicura la discendenza diretta delle storiografie estetiche, procede per parentele trasverse (H. Jenkins).
Lo Zombi ha buon pedigree letterario - E. A. Poe, H. Ph. Lovecraft, R. Matheson - e cinematografico - H. Hawks (1951), V. Halperin (1932), ecc. E una mitica radice creola: il vudù haitiano (A. Métraux). Invasivo e pervasivo infesta definitivamente il cinema dalla Corsa all'Orrore dei cupi Settanta, con la figura eponima e ancora attivissima di G. A. Romero (coadiuvato da D. Argento), autore de La notte dei morti viventi, 1968, mitografo creatore di una vera saga e inventore del termine gore film - "il cruento" (Diary of the Dead, 2008; Survival of the Dead, 2009). E ha dato luogo a saghe ininterrotte come il sestetto di Romero, appunto, o a Resident Evil (2002) negli anni dei due zeri. Ma la trasmissione delle semiologie ha un percorso punteggiato: come nelle scienze i momenti inventivi sono seguiti da revisioni e sistemazioni.
Così negli anni Obamitici, lo Zombi, cittadino planetario dei nostri incubi, ha fatto un saldo di qualità: partecipando all'ibridazione generalizzata delle figure dell'Orrido e precisando i suoi connotati. Rigenerato e degenerato che sia, il Non Morto infatti non è solo una definizione privativa: lento, purulento, afasico, ha occhi cerchiati e giallastri, andatura dinoccolata, abbigliamento trasandato, gestualità catatonica e carnagione putrefatta. Non ci sono prove etnografiche che sia fecondo o sappia nuotare, ma ha buona dentizione e solido appetito, nonostante la poca coordinazione tra occhio, mano e lingua.
Trova un posto di spicco, se non di dominanza nel diorama spettrale della cultura cosiddetta demassificata, nella sua biodiversità immaginaria. Non si è limitato a sostituire con la sua iniziale, Z, quella già celebre di Zorro. Si è fatto largo tra un campo semantico di peri-Zombi, figuri di spavento come Angeli e Robot, Cyborg e Alieni, Replicanti e Fantasmi, Mummie e Vampiri con cui condivide differenze che si somigliano. Lo Zombi, solidamente intra-terrestre è contrario, per la sua corrotta fisicità, agli ectoplasmatici Angeli e Fantasmi e alla perfezione meccanica del Robot; come il carnalissimo scudiero Gurdulù si oppone all'armatura vuota e angelicata del cavaliere inesistente, il calviniano Agilulfo. Tra i morti di ritorno dalla loro società di conservazione, lo Zombi si ridesta come la Mummia o lo Scheletro, da cui si differenza per lo stadio di decomposizione. Lo scheletro è secco e articolato come il Robot, mentre il Non Morto suscita il disgusto per l'avanzato marciume; la Mummia, meglio conservata, pour cause, si situa tra lo Scheletro e lo Zombi di cui condivide l'incerta andatura. Ma è nel Vampiro, per i condivisi istinti cannibali, che il Non Morto trova il competitor dai maggiori addentellati. Un "mitema" che le stesse proprietà "emergenti", ma ne differisce nello stile di vita e di consumi: il Vampiro è (ancora, ma per poco) l'elegante abitatore di dimore e sepolcri, gli Zombi frequentano fosse comuni in periferia e supermercati middle class, parchi di attrazioni, isole-prigione e persino set del Grande Fratello; il seducente per quanto declassato Vampiro sugge sangue da zone erogene, mentre gli Zombi escono sgualciti dalle bare e divorano surplace lacerti di carni umane, crude e scondite. Lo Zombi segue una dieta strettamente cannibale; non è vegano ma è rispettosamente animalista: non consuma carne animale (meat) ma solo flesh. Ci sono peraltro anche animali Zombi, com'era prevedibile tenuto conto dell'aumento dei pet- cimiteri, per animali di compagnia.
La morte sogna dice il poeta, ma i Non Morti mordono, anche se mai tra loro! Fondamentalmente naturisti e contrari a ogni strumento tecnico hanno il morso come sola arma e un appetito che non demorde. Non è ancora chiaro quale vizio assurdo li spinga o quale vecchio rimorso, ma la loro collocazione in una vasta e interdefinita semiotica dell'Orrore, li esclude da puntuali sociologie "chiavi in mano", come "lo Zombi è sintomo di insoddisfazione culturale e crisi economica" ed altri solecismi.
A differenza degli altri figuri che hanno tratti di singolarità e momenti di privacy, gli Zombi fanno sempre squadra, un'orda putrida che si muove erraticamente come una muta, uno stormo o uno sciame. Reietti insieme, insieme ritornano. I Non Morti, miopi ed acentrici, senza gerarchie e istanze direttive, sembrerebbero un buon modello di collettività democratica e egualitaria, individualista ma tenuta insieme da un identico imperativo di consumo. Un intuito predatorio e un intento divorante che conforma un'intelligenza torva, ma molteplice e distribuita. Ricordiamo all'occasione che K. Popper si è interrogato seriamente se attribuire il titolo di società aperta ad uno sciame disordinato (cloud-like) di moscerini, il quale esibisce per coordinamento emergente un ordine non deliberato. Il grande epistemologo si oppone però alle conclusioni, parole sue, del "moscerino filosofo" e, aggiungiamo noi, di un qualunque Zombi politico per cui la sua società è buona "dal momento che è la (società) più egualitaria libera e democratica immaginabile". Per Popper un società aperta deve tener conto, oltre alla eguaglianza, "della libertà di associazione e di proteggere ed anche incoraggiare la formazione di sotto-società libere, ciascuna delle quali possa sostenere differenti opinioni e credenze". Siamo d'accordo con l'antitotalitario Popper che fino ad ora tra i Non Morti questo tipo di pluralismo manchi, ma non è ancora detto l'ultimo racconto! Nella fitta galassia delle arti contemporanee, M. Barney, generatore di mutanti e caldo estimatore di D. Cronenberg e del Barker di Hellraiser, ha realizzato in Cremaster 3, un'inedita meaning machine: una Zombi singola e colorata, umida e sensuale. Un "enantiosema", per R. Barthes, che amava la pedanteria dei tropi.

2. Note di mis-antropologia

Homo Homini Zombi. Osserviamo che più di una nuvola di moscerini sembrano il brulicare di scarafaggi, ma per le abitudini alimentari sono meglio classificabili come Lupi Mannari, ibrido etimologico tra lupo e l'"umano" o le figurine dei morti - i "mani" - che spaventano i bambini. Lo Zombi è una sillaba di contenuto della parola Orrore e risponde a pieno alla formula proposta da S. Cavell, filosofo cinefilo: "coscienza dell'umana precarietà, la coscienza che può essere perduta o invasa e che possiamo essere o diventare qualche cosa d'altro rispetto a quel che siamo e che immaginiamo di essere".
Assestato nell'habitus, lo Zombi transgenera nelle sue "metacarni" (D. Cronenberg): come Alien - che ha l'elica doppia dell'orrore e della fantascienza - infetta ogni genere narrativo: il rosa, il thriller, il nazi, il porno e il queer. Una danse macabre di generi testuale in cui lo Zombi si comporta, in fatto di incontri contigui e inattesi, come il cadavre exquis surrealista. Iscritto nei diversi codici testuali, il bieco e afasico Zombi cambia di fisionomia e natura, si mimetizza e nel corso della sua trucida vita, subisce continue mutazioni. Il contraddittorio della vita infatti non è la morte, ma il linguaggio: aspettiamoci, secondo la cabala napoletana, che il morto parli e sentiremo cos'ha da dirci3.
Se l'umano deriva da humus, la terra, questo disumano è un effetto dell'inumazione. Ricca infatti è la vita testuale del post-cadavere che da salma non è ancora diventato un resto. Minacciato a lungo di irreversibile sparizione - la volontaria cremazione è stata interpretata come suicidio di cadavere - oggi quest'ultimo può prender forma artistica, in posa da statua classica con abbondante impiego di plastilina (G. von Hagens) ed allora il corpo, attraverso la mediazione estetica, ci impressiona senza disgustarci. Al cinema invece può diventare gorno, cioè porno e gore - anche per ragioni stilistiche: la temporalità senza stacchi delle riprese! Un trend trasgressivo vuole uno Zombi più rapido e determinato, ma anche più individualizzato, sensibile e persino sentimentale (L'alba dei morti dementi, 2004 e Benvenuti in Zombieland, 2009). Un cambio di "etogramma" dovuto alla rapidità evolutiva delle neurobiologie - la vecchia natura era povera in mostri - e soprattutto dell'immaginario: "trasumanare" è più facile al cinema che per verba. Ma non conosciamo ancora l'intera etnografia della tribù Zombi. Sappiamo solo che non sono dei Loro (Them!), rappresentanti d'una radicale Alterità; sono insieme Noi e Voi, intimi e distali, un'umanità che non condividiamo, se pur con l'atroce sospetto di appartenervi. Una quarta persona del plurale? Perché no? Etimologicamente parlando, non c'è niente di più mutuo del mutante.

3. Ipocalissi e Grand Guignol

Il mainstream attuale vede ancora i Non Morti come attanti dello splatter e della nuda sopravvivenza virale, antesignani apocalittici di cui esploriamo il come senza sapere il perché. Quella degli Zombi è più esattamente una Ipocalisse: il contrario della minacciata Ipercalisse digitale in cui ognuno sarà alla propria consolle per frigide interazioni virtuali. L'Ipocalisse Zombi, a seguito della loro conquista planetaria presenta invece un mondo ecatombale ed ossidionale. Mondo, omologo al nostro, dove alla generalizzazione tecnica corrispondono le chiusure etniche. Mondo viralmente invaso con l'eccezione di collettivi superstiti, assediati e raggruppati in isole settarie o in movimento per raggiungerle. Comunità cacciatrici che devono far ri-morire gli zombi risorti e insorti, nelle più inventive maniere e col maggior new realism possibile (nota bene: dal naturalismo, il cinema, se mai vi è mai entrato, può uscire verso l'alto, il surreale, o verso il basso, il realismo splatter a effetti speciali). Gli Zombi nel frattempo contagiano i vivi e ne assicurano il risveglio come Non Morti. Il risultato complessivo è la fine di ogni forma di inumazione e un'umanità interamente insepolta.
Dalla galassia dei film delle major hollywoodiane e degli indipendenti si può trarre un'intera enciclopedia di messe a morte dei Non Morti: manuali d'istruzioni per trucidare i trucidi, ricette di inventivo bricolage sul far passare il super-uomo-(morto)-di-massa alla condizione di rimorto, rispettando la regola del colpo all'inesistente cervello. G. A. Romero, coi suoi Zombi bambini divoratori di teneri genitori, i suoi Zombi Hare-Krishna, ha ancora il miglior punteggio nelle esecuzioni di massa: carneficine con cacciavite negli orecchi, teste esplose o mutilate da pale di elicottero4. Lo Zombi sembra indolore, ma le soluzioni attuali, col loro sangue cromaticamente innovativo, testimoniano di un accanimento antiterapeutico da far impallidire il Grand Guignol: un teatro che nasce peraltro in concomitanza con il primo film horror del cinema Le manoir du Diable di G. Méliès (1896). Mentre l'attrice star, m.me Maxa, nella lunga carriera granghignolesca - è morta nel 1970 - fu assassinata tremila volte in 60 modi diversi (dopo aver gridato 983 volte "aiuto", 1263 "mi uccidono", 1804 volte e mezza "mi violentano"!), tutto questo accade in appena un episodio delle Zombi saghe. Il risultato estetico di questa ri-mortificazione, forse per l'origine latina di G. A. Romero, è un kitsch più prossimo alle rappresentazioni cattoliche della peste barocca - come le cere napoletane di G. Zumbo, nomen omen - che non sepolti vivi di E. A. Poe o al gotico suburbano di S. King o di A. Rice.

4. Filosofie: lo Zimbo e la Mummia

Negli anni Obamitici, dal 2008 ad oggi, lo Zombi prosegue una carriera di testimonial filosofico i cui tratti salienti sono i primi termini di una metafora o la protasi di un'inferenza. Un asilo cognitivo dovuto all'affinità, pretende P. Sloterdijk, tra la postura filosofica e lo stato di morte apparente? Il riconoscimento fenomenologico dell'intercorporeità tra i vivi e i morti, ottenuta con il mordace chiasmo delle carni? Il tentativo di andare oltre i concetti mal liquidati e sepolti delle ideologie e detti appunto Zombi?
Comunque sia il Non Morto, con la sua lenta andatura erratica, è arrivato ad infestare i dipartimenti di filosofia USA e in particolare quelli della più rigorosa (e tautologica) filosofia analitica. Allo Zombi caraibico e a quello hollywoodiano si è aggiunto un terzo tipo, privo di consumismo cannibale, di potere patogeno e di odio terrorista. Il brand filosofico dei Non Morti è in concorrenza coi prigionieri della caverna platonica, gli automi animali di Descartes, la statua di Condillac, il buon selvaggio di Rousseau, l'Angelo di Benjamin. A giudicare dalle corpose bibliografie, gli analitici sembrano necromanti cognitivi, addict di exempla ficta sugli ultracorpi. Si sono divisi in due partiti gulliveriani: nel primo militano i fisicalisti dell'habeas corpus et absit mentem, per cui lo Zombi è l'esemplare protoevolutivo dello sviluppo naturalistico della coscienza e del libero arbitrio5. In principio eravamo tutti Zombi, asserisce il neurochimico e il neuroanatomista, evolvendo poi adattivamente nella coscienza, nel linguaggio e via significando. Gli altri filosofi, a cui va il mio irenico assenso, pensano il contrario e hanno proposto il personaggio dello Zimbo (D. Dennett): uno Zombi dotato di coscienza e non solo d'appetiti cannibali, il quale assomiglia ad un anglosassone ordinario, notoriamente privo di pulsioni gore ed emozioni splatter!
La promessa clonazione dei vivi, la rinuncia teologica alla resurrezione dei morti, lascia agli uomini l'immensa salmeria dei defunti. Il cinema, arte degli spettri e del sogno, ma anche filosofia in azione, ha saputo farsene carico. Come nel tragico "Tunnel" di A. Kurosawa, episodio di Sogni (1990), dove i soldati Zombi tornano dal loro comandante a chieder conto delle loro vite. Nel suo progetto filmico di semiotica "pura" - "il funzionamento del pensiero è il vero soggetto che ci riporta alle immagini" - G. Deleuze ha ripreso e svolto la critica di A. Artaud, "le vampire des '32'" e il poeta della Mummia, rivolta al cinema sperimentale e all'industria hollywoodiana. Il Cinema, per rappresentare coi propri mezzi "l'impensato dentro il pensabile", "la figura del nulla" deve presentare la Mummia come personaggio concettuale. Questa non è il nucleo irriducibile del sogno a cui si urta il pensiero, ma il rovescio del pensiero, a cui si urtano i sogni rimbalzando e rompendosi. L'automa spirituale o "un manichino sperimentale" intollerabile che è del tutto contrario al surrealismo onirico e spirituale, Deleuze lo esemplifica con il personaggio della morta-risorta di Ordet, di C. T. Dreyer. Eroina tanatoide "che non sa che pensare e che sogna la sua pietrificazione", ma che può anche risorgere come una Zombi felice, antitetica all'unghiuto Vampiro.

5. Domande Non Mortali
"Arte di creare esseri che non sono, imitando quelli che sono, (sarebbe) la vera poesia"
(D. Diderot, Il sogno di D'Alambert)
Dello Zombi obamitico i filosofi non amano il grottesco, il laido almost beautiful (S. Anderson) e soprattutto la dimensione parodica, prova provata del loro prestigio nell'immaginario. Eppure è l'aspetto del carnevale - che per V. Bachin era una sfilata di déi morti - a portare lo Zombi fuori dallo schermo, così come accade alle immagini dell'indimenticata Rosa purpurea del Cairo di W. Allen. Come discettano i filosofi analitici, se sono concepibili allora gli Zombi sono prima logicamente, poi metafisicamente possibili. Infatti la filmografia Zombi non è solo virtuale, è l'attualizzazione immaginaria che ne permette la realizzazione concreta6. È letteralmente vero che "la morte insegna a vivere alla gente incorreggibile", come scherzava il romantico X. Forneret. Dal 2001, migliaia di giovani attivisti, tra contestazione e parodia, hanno organizzato gli "Zombie walk", marce festose e impegnate al ritmo scomposto di Non Morti semimarciti. Flash mob spontanee o performance artistiche alternative rispetto al modello parrocchiale dei cortei politici. Col motivo, o il pretesto, della fame nel mondo, simulano l'obbedienza agli imperativi economici, ambientali e politici perinde ac cadaver. Un cadavere divoratore che non ispira repulsione e sconcerto ai suoi aficionados, anzi permette la puntigliosa verifica delle competenze di genere, tra le quali in primo luogo la parodia. Il principio d'inversione ironica per cui negli anni Settanta i contestatori vestivano in camouflage per rifiutare le uniformi di guerra, fonda il travestimento zombi, con l'invenzione di costumi e maquillage promessi ad un successo di moda7. È ormai possibile l'acquisto in rete di kit di sopravvivenza nel mondo devastato da un'Ipocalisse già matematicamente calcolata e non solo sognata8. Esiste infatti un modello scientifico dell'infezione Zombi che ne determina equilibri e stabilità con calcolati diagrammi di soluzione quantitative. Prevede un periodo latente di zombificazione, in cui gli uomini sono infetti ma portatori sani e prevede cure e quarantene. In seguito per sradicare l'infezione sono previste riduzioni quantificabili del numero degli Zombi: solo con attacchi rapidi e violenti si potrebbe evitare l'Ipocalisse, il collasso della società soverchiata dai nuovi barbari. Fino a che la terra resti vuota, come canta il Gallo Silvestre di leopardiana morale. L'Ipocalisse Zombi prefigura infatti o segretamente auspica la totale estinzione degli umani, quale accadde ad altri avventori del nostro immaginario, i mostruosi dinosauri, più a lungo di noi padroni del pianeta. Un'estinzione non transitiva - provocata da cause climatiche o astronomiche, riscaldamenti o meteoriti - ma riflessiva - per pandemie dovute gli uomini stessi, come se un parassita avesse, per assenza di precauzione o delirio di potenza, distrutto il contesto naturale e umano per cui e di cui vive.
Dall'apocalisse si attendono, etimologicamente, rivelazioni. Alla condizione di porre intanto alcune giuste domande. Ne formuleremo una soltanto che speriamo non priva di mordente. La modernità esigeva, biblicamente, che i morti seppellissero i morti. Oggi dai Non Morti, Lazzari suscitati da una divinità nascosta, viene a noi vivi un interrogativo, virale e senza scampo: "Come pensare davanti al passato? Senza un progetto per il futuro!?" In mancanza di risposte, le immagini postume degli Zombi continueranno a pesare sui nostri petti ansiosi.
Il resto, i miseri, feroci resti, sono ciance!?

Note

  • È legittimo per un/a italiano/a l'interesse portato al fenomeno Zombi, iscritto com'è nel primo verso dell'inno Garibaldino: ringrazio quindi Hiroko Fudemoto. Al patriota è suggerito lo scandaglio scaramantico del semiologo: ringrazio quindi N. Dusi. torna al rimando a questa nota
  1. Per l'orrendo periodo precedente ad Obama v. gli studi di R. Wood, Hollywood from Vietnam to Reagan, Columbia University Press, New York. 1986; J. Halberstam, Skin Shows: Gothic Horror and the Technology of Monsters, Duke University Press, Durham 1995; J. Hawkins, Cutting Edge: Art Horror and The Horrific Avant Garde, University of Minnesota Press, Minneapolis 2000; K. Gelder (a cura di), The Horror Reader, Routledge, New York, 2000; The Undead and Philosophy: Chicken Soup for the Soulless, a cura di R. Greene, K. S. Mohammad, Chicago, Illinois, 2006; Zombies, Vampire and Phliosophy. New life for the Undead, a cura di W. S. Larkin et al., Carus Publishing Co, Chicago, Illinois 2006. torna al rimando a questa nota
  2. V. l'indimenticato Thriller di M. Jackson, 1984. torna al rimando a questa nota
  3. Per un precedente semiologico v. Le vicende relative al caso del signor Valdemar di E. A. Poe commentato da R. Barthes; in particolare le osservazioni su quello scandalo linguistico che è la voce del Non Morto: un "hapax della grammatica narrativa". torna al rimando a questa nota
  4. Una delle migliori 100 scene del cinema horror (Bravo Network). Sulla passione Usa per l'orrore v. il sito snopes.com che colleziona voci, rumori e leggende metropolitane. Il genere Horror rappresenta il 20% delle entrate, contro il 10% rispettivamente del sesso e del sovrannaturale. torna al rimando a questa nota
  5. "This disconcerting fantasy helps to make the problem of phenomenal consciousness vivid, especially as a problem for physicalism" (Kirk). torna al rimando a questa nota
  6. Si chiamano zombies, i virus annidati a lungo nei computer e non rintracciabili con normali sistemi di protezione. Il computer diventa Zombi quando viene controllato alla lontana da un altro e compie operazioni all'insaputa e fuori dal nostro controllo. Al progetto della loro intercettazione lavorano i grandi Internet Service Provider. Una volta negli armadi si trovavano scheletri, oggi invece ci sono Zombi nelle memorie digitali. torna al rimando a questa nota
  7. In tal senso, l'orda Zombi è come la molteplicità anonima e culturalmente vorace dei collaboratori di Wikipedia, cioè il contrario dei frequentatori individualizzati e nominati di Twitter o Facebook. torna al rimando a questa nota
  8. Un calcolo matematico rigoroso le cui conclusioni pragmatiche corrispondono all'idea strategica della RMA, Revolution in Military Affairs. Lamentiamo che gli sia mancato l'(Ig)nobel Price, massimo riconoscimento dell'Improbabilogia, branca scientifica della letteratura fantastica. torna al rimando a questa nota

Bibliografia

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Day of the Dead, S. Milner, 2008 (dal film omonimo di G. A. Romero, terzo della serie).

Plaguers, B. Sykes, 2008.

Zombie Stripper, J. Lee, 2008 (una variante erotica).

Dead Set, C. Brooker, 2008 (mini-serie inglese: l'ultimo avamposto umano agli Zombi è la casa del Grande Fratello).

The Revenant, K. Prior, 2009.

Mutants, D. Morlet, 2009.

Benvenuti a Zombieland (Zombieland) di R. Fleischer, 2009.

The Book of Zombie, E. Van Sant, 2010 (Zombi Mormoni).

Deadgirl, M. Sarmiento, G. Harel, 2010.

L.A. Zombie, B. LaBruceis, 2010 (Queer cinema).

The Cabin in the Woods, D. Goddard, 2012.

Rise of the Zombies, N. Lyon, 2012.

L'amore prende la vita (Warm bodies), J. Levine, 2013.

Zombie hunter, K. King, 2013.

World War Z, M. Forster, 2013.

Fumetti

Dylan Dog, L'alba dei morti viventi, soggetto e sceneggiatura di T. Sclavi, disegni di A. Stano, Sergio Bonelli Editore, Milano, n. 1, ottobre 1986, pp. 96.

The Walking Dead: Compendium Two, a cura di Robert Kirkman, Charlie Adlard, Cliff Rathburn, 2012.
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