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Recensione di Alessandra Guigoni pubblicata online in Recensioni Filosofiche il 10/02/2002.
http://www.recensionifilosofiche.it/crono/2002-05/duranti.htm

Duranti, Alessandro (a cura di),
Culture e discorso. Un lessico per le scienze umane (2002)

Roma, Meltemi, 2002, pp. 438, euro 24,79. ISBN 88-8353-107-8.

Il Lessico è nato da un'idea di Alessandro Duranti, antropologo italiano da molti anni all'estero, che quest'anno ha vinto il Mayfield Award attribuito ogni anno dall'American Anthropological Association a quegli insegnanti che più hanno contribuito alla diffusione dell'antropologia come disciplina d'insegnamento universitario; l'attribuzione del premio non può che destare piacere, visto che il premiato è per la prima volta un italiano. Infatti, in generale l'antropologia italiana è (ancora?) poco conosciuta all'estero, ma Duranti è uno studioso noto e apprezzato nel mondo accademico internazionale, costituendo, insieme a pochi altri, una piacevole eccezione alla regola.
Duranti spiega nella Prefazione la quasi casualità con cui il "suo" Lessico è venuto a comporsi; è stato infatti il risultato di un seminario di antropologia del linguaggio del 1998 all'interno dello SLA (Society for Linguistic Anthropology) che vide la partecipazione di numerosi specialisti chiamati a offrire la definizione sintetica (non più di 1000 parole costituiva l'imperativo categorico) di alcuni termini importanti nell'ambito delle scienze umane con un taglio antropologico come, ad esempio, 'atto', 'codice', 'registro', 'variazione'. In seguito i termini del Lessico si sono moltiplicati grazie alla partecipazione di altri colleghi su invito dello stesso Duranti ed è stato così pensato e realizzato un volume che raccogliesse tutti i contributi. È nato così Key Terms in Language and Culture, un volume uscito nel 2001 che tenta di sintetizzare molti dei concetti fondamentali per chi si occupa di linguaggio da un punto di vista antropologico. Il volume è stato prontamente tradotto in italiano da Meltemi e costituisce un'operazione culturale di rilievo: molte delle voci presenti sono state per la prima volta tradotte in italiano, costituendo dei neologismi concettuali di cui si sentiva la mancanza nel panorama linguistico italiano, come la voce Agentività tanto per fare un esempio. L'agency (tradotto col neologismo agentività) riguarda le analisi sui modi in cui le azioni umane sono dialetticamente connesse alla struttura sociale, in modo tale da rendere le due dimensioni reciprocamente costitutive. Gli esseri umani "fanno" la società, proprio come la Società "fa" loro. Il volume costituisce anche un tributo al tenace lavoro d'ideazione e raccolta delle voci da parte di Alessandro Duranti, che ha coordinato il lavoro complessivo di 74 antropologi.
Sono settantacinque le voci raccolte in questo lessico di sapore enciclopedico, compilate da altrettanti specialisti delle scienze socio-antropologiche (Duranti si è riservato la stesura della voce Intenzionalità); le voci rimandano ad altre voci, interrompendo spesso la sequenzialità del Lessico e intrecciando numerosi rimandi e collegamenti interni, fino a configurarsi come un abbozzo di ipertesto piuttosto che come un lessico "tradizionale", "finito" e circoscritto dalla descrizione minuziosa di ciascun lemma. In fondo al libro l'indice analitico, davvero particolareggiato, aggiunge valore al volume; anche l'elenco degli autori è pensato con intenti comunicativi: accanto ad ogni nome, provvisti d'indirizzo di dipartimento e di indirizzo di posta elettronica è una trovata semplice ma efficace, per favorire la comunicazione e lo scambio di opinioni tra studiosi, studenti e cultori della disciplina.
Infine la postfazione di Paolo Fabbri, docente di Semiotica all'Università di Bologna, chiosa i discorsi del Lessico aumentandone la risonanza e l'importanza. Paolo Fabbri fa alcune affermazioni di ordine generale, sull'ontologia del dizionario, che in generale è "un genere discorsivo che comprende un ordigno significante e un dispositivo semantico. L'ordine dei vocaboli dipende dall'arbitrario dell'alfabeto, mentre il piano del senso è definito dalla relazione "elastica" tra denominazione e definizione [...] La scelta di questo genere testuale sembra particolarmente felice nello stato attuale delle discipline della significazione e della cultura [...] Senza smarrire la coerenza, grazie a un sistema di rinvii... il Lessico di Duranti diventa un'enciclopedia ragionata, unica per la polifonia delle sue voci" (p. 412). Inoltre, Fabbri appunta la sua attenzione sul Lessico in questione come artefatto culturale di uso sociale, che concettualizza conoscenze e attribuisce valori alle voci comprese creando una rete di senso. Rivendica inoltre la liceità di una semiotica antropologica o di una antropologia semiotica che studi "i sistemi e i processi della significazione che caratterizzano le culture e ne (ri)producono i soggetti e gli oggetti, le pratiche e le passioni" (p. 414).
Tra le voci si distinguono a nostro parere per chiarezza espositiva e profondità di sguardo Contatto curato da Christine Jordan, Corpo di Mariella Pandolfi e infine Media di Debra Spitulnik; quest'ultima è una delle antropologhe di scuola statunitense più attente e preparate sul mondo dei media, che ha svolto un lavoro molto innovativo sugli usi socializzanti e innovatori della Radio e delle radio locali nello Zambia.
Christine Jordan definisce il contatto come un fenomeno linguistico e culturale del tutto normale, visto che gruppi culturali e lingue non vivono mai in totale isolamento, e dato che nessuna forma culturale è statica, ma sono tutte dinamiche, seppure a velocità e con modalità diverse. Jordan lega perciò il contatto al cambiamento, che è uno dei più importanti effetti del contatto, e in un certo senso "incarna l'aspetto essenziale di lingue e culture fornendo prova di vitalità delle comunità linguistiche e mettendo in luce la natura adattiva della cultura" (p. 79). Gli antropologi e i linguisti interessati al contatto e alle trasformazioni da esso apportate cercano perciò di comprendere i meccanismi e i processi del mutamento, puntando la loro attenzione su molteplici fenomeni quali l'interferenza linguistica, le interlingue, il bilinguismo, il multilinguismo, il cambiamento linguistico, l'obsolescenza e la genesi delle lingue pidgin e creole. "Quanto agli antropologi che svolgono ricerche sui contatti culturali, il loro interesse si è soffermato per lo più sui processi di prestito culturale, di diffusione, di reinterpretazione, sincretismo e acculturazione... sulla creolizzazione culturale e l'effetto esercitato dalla globalizzazione sulle culture locali" (p. 80). In particolare Jordan analizza alcuni motivi e temi di riflessioni da parte di antropologi interessati al contatto linguistico e/o culturale e infine ipotizza l'applicazione della creolizzazione linguistica ai fenomeni della globalizzazione, che è in buona sostanza un processo di contatto, forse senza precedenti della stessa portata, nonché motore di rapida trasformazione sociale. È probabile, aggiunge "che ci sarebbe di grande aiuto nel tentativo di comprendere i tipi di trasformazioni indotte dal contatto che la globalizzazione reca con sé" (p. 82). L'autrice infatti ripensando al ruolo svolto da superstrato e substrato nella nascita di lingue pidgin e creole, paragona l'interazione reciproca di substrato linguistico (paragonabile alle tradizioni locali) e superstrato (paragonabile alla cultura del sistema-mondo) nella nascita di nuove formazioni culturali, spesso molto diverse dalle culture locali, come nel caso di Ibadan (Nigeria), Labastide-Murat (Francia) e infine Honiana (Isole Salomone), quest'ultima dove si è osservata una creolizzazione culturale che ha riempito forme nuove di significati antichi.
La definizione di corpo della Pandolfi, riflette sulla separazione occidentale corpo/anima e al contrario sulla armonia mente/corpo di alcune civiltà africane e asiatiche, dove la relazione tra esseri umani, divinità e natura è interpretata come "rapporto armonico di ininterrotta partecipazione fra umano e divino". Alcune tradizioni hanno sviluppato non solo un'esperienza del corpo differente da quella occidentale, ma anche medicine e pratiche del corpo assai diverse, come quella ayurvedica e cinese, secondo le quali il corpo è connesso a forze e tensioni cosmiche, e in esso si possono leggere le armonie e le disarmonie del cosmo ma anche del corpo sociale, della collettività. Perciò "sintomi e malattie che si manifestano a livello dell'individuo... sono interpretati come altrettante espressioni di tensioni interne alla società... ogni forma di sofferenza è inserita nel contesto di un più ampio contesto di forze, ben più complesso della pura e semplice eziologia biomedica"(p. 91). I corpi, antropologicamente parlando, sono letti come vere e proprie mappe, testi che fanno riferimento alla memoria e alla comunità. Attualmente nel mondo occidentale il corpo è il luogo in cui si combattono le battaglie più importanti per la costruzione delle identità, è un mezzo di espressione del sé, in bilico tra la passività (oggetto di manipolazione, controllo, dominio) da parte del Potere e la resistenza ad esso. L'antropologo Arjun Appadurai - lo ricorda la Pandolfi - mette in guardia da tecniche del corpo che sembrano trasgressive, espressive, antisociali e ribelli, e che invece a lungo andare corrispondono ad un habitus ripetitivo e perciò poco originale e creativo, che finisce con l'adeguarsi ad una estetica dell'effimero e quindi al mercato e alla moda.
Debra Spitulnik nel definire la parola media ne indica la polivalenza e ne indica le differenze con i mass media, vale a dire i mezzi di comunicazione di massa: "media è inteso come un canale per la trasmissione di un qualche tipo di comunicazione. Tra i vari esempi possiamo citare i mezzi a stampa, i media elettronici, quelli televisivi, i media pittorici, orali, corporei e la multimedialità come quella dei media informatici che sono simultaneamente a stampa, pittorici ed audiovisivi... questa definizione di media differisce dall'uso popolare dell'espressione media, che indica i mass media dominanti e i professionisti dell'informazione all'interno di un contesto locale, nazionale o internazionale... nell'ambito degli studi... esso comprende i canali di comunicazione, le tecnologie, i formati, i generi e i prodotti" (pp. 202-203). Secondo l'ottica dell'etnografia della comunicazione lo studio dei media ne comprende la produzione, circolazione, ricezione, nonché forme, funzioni e contenuti dei messaggi; Debra elenca almeno quattro promettenti campi di ricerche sui media: i media come centri di rappresentazione etnolinguistica e per la produzione delle ideologie etnolinguistiche; come catalizzatori nei processi di socializzazione e cambiamento linguistico; come forum per la partecipazione collettiva e infine lo studio dei rapporti intertestuali tra i diversi tipi di media. Tutte queste piste di ricerca focalizzano l'attenzione sui media, e soprattutto sulla lingua veicolata dai media, con particolare riguardo ai generi espressivi indigeni e al ruolo delle nuove tecnologie sulla lingua.
Il Lessico insomma attraverso la polifonia delle voci che lo compongono ha il merito di ribadire con forza le strette e mutue relazioni esistenti tra lingue e culture e di indicare alcune arene di studio di sicuro interesse, legate all'attuale creolizzazione delle culture della globalizzazione culturale e all'onnipresenza dell'azione dei media nel sistema-mondo, con un occhio di riguardo ai fenomeni della comunicazione interetnica e del multi/bilinguismo di molte realtà locali.
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