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100 anni di Fellini: costruttore-inventore di una memoria futura

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Da: Corriere Romagna, 19 gennaio 2020.


RIMINI. Federico Fellini è nato un secolo fa. Nelle turbolenze del Biennio Rosso (1919-20) quando le agitazioni operaie e contadine – scioperi, picchetti e scontri – portarono all’occupazione delle fabbriche. L’ avremmo dimenticato se non fosse per l’anniversario che si celebra oggi in Italia e nel mondo, e in particolare a Rimini, nella città dove Fellini è nato e dove riposa con Giulietta Masina, la donna e l’attrice della sua vita, intima e professionale.

Gli anniversari della nascita e i centenari in particolare sono un’invenzione recente. I ritornelli anglosassoni che canticchiamo datano della fine dell’800 e le parole del 1921! La cultura cattolica ricordava piuttosto la data della morte che era il passaggio a miglior vita, mentre oggi festeggiamo anche il giorno in cui la vita era una promessa iniziale e non solo un giudizio finale.
La ricorrenza secolare richiede però che il festeggiato sia un classico, cioè per dirla con Calvino, che non finisca mai di dirci quello che ha da dire. Ed è il caso di Federico Fellini che resta paradossalmente una delle celebrità più sconosciute della cultura internazionale.

Universalmente noto, associato a maestri come Kafka e Beckett, Joyce e Stravinskij , conoscitore di artisti (Picasso), scrittori (Simenon e Buzzati), poeti (Zanzotto), il sommo regista è conosciuto e frequentato per pochi dei suoi film: il pubblico è equamente diviso tra il filone “Vitelloni”-“Amarcord” e quello de “La strada” e “La dolce vita”. Capolavori come “Satyricon”, “8½” e “Casanova”, per non parlare di “Giulietta degli spiriti”, “Roma” e “Cabiria” ecc. sono ancora sommersi da un’aneddotica mediatica, pettegola e banalmente erotica.
Quindi, anche se a Fellini non piacevano le ricorrenze e i premi – aveva sognato a Londra, il 23 agosto del 1970, di ricevere non l’Oscar ma un Fiasco d’oro! – la commemorazione è un’opportunità imperdibile: far conoscere Fellini a chi è convinto di sapere fin troppo del molto poco che davvero conosce.

Come fare? In primo luogo attivando la frequentazione diretta delle opere, per assaporarne anche la vena comica – il “comico della sessualità” diceva Milan Kundera – oltre all’impiego del colore e della luce, le fisionomie sorprendenti degli attori e il montaggio delle attrazioni rumoristiche e musicali. E poi? Come orientare la lettura e la comprensione d’un autore che amava il simbolo e il mistero: il cinema come linguaggio del sogno?
Gli artisti come Fellini hanno prodotto delle opere-mondo, in cui si può entrare da diversi accessi e orientarsi in molte direzioni. La scelta di Rimini è stata quella di dedicargli un museo “immaginario” – un dizionario delle sue immagini – nel luogo che egli aveva raffigurato come prigione nel suo film “I clowns”: il Castel Sismondo. Un museo che non deve essere la traccia di quel che è morto, ma la presenza di quel che è vivo. E poiché la composizione museale la fanno gli storici, ma la selezione la fanno gli artisti, la scelta di Studio Azzurro per l’installazione e la raccolta ci lascia ben sperare. La memoria che l’opera di Fellini non ha mai smesso di ricostruire e inventare è una memoria futura: merita l’ammirazione internazionale e di nutrire le nostre ricerche.

Ancora: il Comune di Rimini ha ricevuto dall’Associazione Fondazione Fellini un’opera unica e ancora poco esplorata: il “Libro dei sogni” in cui egli disegnava e scriveva le esperienze oniriche che riportava poi nel mondo diurno. Un testo che fa luce sulla notte dei sogni del regista riminese, ma che serviva come brogliaccio creativo del suo inimitabile cinema. Chi lo leggerà insieme alla visione dei suoi film e dei suoi disegni, avrà il piacere di incontrarlo, Federico, di scoprirne i gusti e i timori, le ansie e le illuminazioni, i dubbi e i fantasmi; scoprirà i luoghi ispiratori della sua infanzia, da via Aponia alle colonie Marine, dal porto canale al cinema Fulgor e il caffè Commercio, insieme a personaggi del cinema (Pasolini, Rossellini e Visconti) e della letteratura (Collodi, Bergman, e Borges), della politica (Kennedy) e della religione (Paolo VI). Alla fine di quest’anno centenario felliniano si vedrà chi ha saputo meglio conoscerne e riconoscerne il senso e il valore.

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Di Paolo Fabbri
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Paolo Fabbri

Paolo Fabbri è un semiologo italiano i cui studi spaziano in vari ambiti legati al linguaggio, alla comunicazione, ai segni, alle arti.

Attualmente, dirige il CiSS (Centro Internazionale di Scienze Semiotiche) dell'Università di Urbino e insegna Semiotica dell'Arte al Master of Arts presso la LUISS (Libera Università Internazionale di Studi Sociali) di Roma.

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