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Entrare nei dettagli

E

Da: FMR, Franco Maria Ricci, Milano, n. 1, giugno-luglio 2004.


“Qual è la cosa più difficile? Quella che sembra più facile. Vedere coi tuoi occhi quel che si trova già davanti ai tuoi occhi.”
(Johann Wolfgang Goethe)

PPP, Petrus Perusinus Pinxit. Il San Sebastiano al museo dell’Ermitage, nonostante il collo trafitto da uno strale, volge al cielo lo sguardo sereno dei martiri. I nostri occhi invece sono attratti da una singolarità: la freccia porta, in lettere d’oro, la firma orgogliosa di un artista poco preoccupato dalle implicazioni devozionali del suo gesto. Nel ’500, firmerà infatti, in forma d’autoritratto, gli affreschi del Collegio del Cambio a Perugia; con la scritta “Pietro Perugino, pittore eccellente. Se l’arte della pittura si fosse perduta, lui l’ha riportata alla luce; se non fosse stata inventata, sarebbe lui ad averla creata”.
Questa freccia firmata è un particolare curioso o un dettaglio inconsueto? Sulla distinzione di questi termini, apparentemente sinonimi, porta il libro di Daniel Arasse, Le détail, pour une histoire approchée de la peinture, pubblicato nel 1992 da Flammarion a Parigi.
A pochi mesi dalla morte prematura dell’autore, ne pubblichiamo alcune pagine introduttive, omaggio discreto allo studioso francese dell’arte italiana, allievo di Chastel, e come primo saggio d’una rubrica intitolata al Dettaglio. Al luogo singolare che, dal quadro, ci fa segno di avvicinarci. Per esplicito intento di Arasse, si tratta di un libro “costruito sulle sorprese”, sulla meraviglia e il piacere dell’inatteso nell’arte pittorica.
Sentimenti e sensazioni private che “suscitano il desiderio di dettagliare l’intimità della pittura”. E, dopo il primo moto di curiosità, richiedono di essere preservati e comunicati con una lettura particolareggiata che ne preservi il sapere e il sapore.
È il particolare insolito che spinge il dilettante, il connoisseur e lo storico. Ma Arasse non si rassegna alla storia panegirica dell’arte, vuol prolungare la curiosità con il metodo. Non presenta soluzioni senza aver prima chiari i problemi e non si precipita fuori dal quadro verso categorie estetiche generali e rassicuranti o alla ricerca di documenti probatori. Accomoda invece lo sguardo sul quadro stesso, sulla sua composizione interna, usando il telescopio dei periodi e delle scuole, ma soprattutto il microscopio che gli permette d’entrare nei Particolari e nel Dettaglio.
Identifica progressivamente queste due categorie, per modulazione più che per segmentazione. Parte dal quadro come totalità, per analizzarlo nei Particolari che distribuiscono storie, volti, corpi, oggetti e paesaggi. Isola i Dettagli, per integrarli in seguito alla globalità dell’opera.
La continuità dell’immagine si frammenta in unità riconoscibili, come fa l’iconologia, ma gli elementi isolati diventano poi costituenti dell’insieme e ne fanno valere la totalità. Il Particolare è “piccola parte”, un “elemento nettamente secondario dell’immagine (…), ritagliato da una figura la cui parte principale passa in secondo piano”.
Il Dettaglio invece è la traccia dipinta d’un contratto variabile tra la mano e lo sguardo, tra l’autore e l’osservatore. La ”cultura del dettaglio” è mestiere di pittore o gusto di conoscitore, mette in risalto la pratica d’atelier o la ricezione. È il segno del programma del pittore che nel dettaglio fa trasparire un intento, come la freccia firmata del Perugino o formula un progetto, come la pittura mimetica, per mettere davanti agli occhi l’aspetto vivo delle cose. Oltre alla prospettiva dell’autore, il dettaglio può essere costruito dal punto di vista dell’osservatore e dare un ritmo alla sua percezione. Come gusto erudito o piacere poetico, l’enfasi sul dettaglio singolarizza la sua relazione all’insieme del quadro, che tratta come una molteplicità, con speciale attenzione alle rappresentazioni di secondo grado, come i quadri che contengono altri quadri.
La relazione Particolare-Dettaglio è reversibile. Il primo può essere trasformato in Dettaglio – un particolare narrativo può essere preso dall’osservatore come evento-dettaglio – e il secondo può fissarsi in un emblema. Possono entrare entrambi in un vocabolario di motivi, restare frammenti retorici o diventare oggetto di citazioni. Nel quadro di Maarten van Heemskerck, San Luca che dipinge la Vergine del 1532, l’ombra della mano sulla tavola che sta dipingendo prende il senso, ancora una volta, di una firma:
“segno dell’impatto dell’istanza creatrice sull’immagine in via di formazione”. In ogni caso – nella pittura come nella moda – la localizzazione e il risalto di cui sono oggetto danno, al Dettaglio come al Particolare, una vitalità che si diffonde all’insieme dell’opera.
Der Liebe Gott steck im Detail, il buon Dio si cela nei dettagli, s’usa dire. Ma Dio dovrebbe essere dovunque e non mi sembra che Arasse lo stesse cercando. La sua curiosità va piuttosto verso l’Erotismo in pittura!
In ogni caso, il suo libro inaugurale, scritto, come accade a pochi storici con lo scrupolo della ricerca e il fervore della divulgazione, è aperto e perfettibile. Qui sta la sua vitalità e quella dell’autore, al di là della repentina scomparsa. È l’intento della nostra rubrica proseguirne e ravvivarne il progetto. Nella curiosità è desto il principio della speranza.

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Di Paolo Fabbri
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Paolo Fabbri

Paolo Fabbri è un semiologo italiano i cui studi spaziano in vari ambiti legati al linguaggio, alla comunicazione, ai segni, alle arti.

Attualmente, dirige il CiSS (Centro Internazionale di Scienze Semiotiche) dell'Università di Urbino e insegna Semiotica dell'Arte al Master of Arts presso la LUISS (Libera Università Internazionale di Studi Sociali) di Roma.

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