Semiotica online

Lingua franca. Storia e semiotica

L

Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa
Dottorato di Ricerca
Humanities and Technologies: an integrated research path
Sugli ambiti di interazione e integrazione tra le scienze umane e le tecnologie avanzate

Seminario dottorale
Lingua franca. Storia e semiotica
a cura di Paolo Fabbri, direttore del CISS “Umberto Eco” di Urbino

Napoli
24, 29 – 30 Maggio 2019


24 maggio

15:00-17:00
Lingue di contatto, pidgin e creoli. Contatto nel sistema e nel discorso
Paolo Fabbri, Antonio Perri (Università “Suor Orsola Benincasa”)

29 maggio

10:30-12:30
Quadro storico e attualità linguistico-culturale della Lingua franca
Paolo Fabbri

15:00-17:00
Lingua franca: aspetti linguistici e filologici
Laura Minervini (Università degli Studi di Napoli “Federico II”), Paolo Fabbri, Antonio Perri

30 maggio

10:30-12:30
Lingua franca e semiotica della cultura
Paolo Fabbri


1. La lingua franca detta “barbaresca” è un fenomeno comunicativo “straordinario” che ha caratterizzato il bacino del Mediterraneo dal XV secolo fin oltre il XVIII, nel corso del lungo conflitto – la “piccola jihad”- con i noti fenomeni corsari e schiavisti (Bono). Nelle interazioni dirette, nel conflitto e nel commercio tra l’Europa e gli stati detti Barbareschi (Tripoli, Algeri, Marocco) emerse una lingua ausiliare (il franco) detta in seguito sabir in francese o lisan al-afrang o lisan al-farang in arabo. Un idioma veicolare internazionale dalle caratteristiche prevalentemente romanze (veneziano, spagnolo, provenzale), ma anche arabe e turche, parlato da “passatori” economici e culturali: corsari, schiavi, esuli, spie, agenti doppi, rinnegati e “cristiani di Allah” che si sono alternati e alterati tra le due rive mediterranee.
Questo “gergo di fortuna”, idioma meticcio alla frontiera interstiziale dell’alterità, neutrale rispetto alle sovranità e alle identità nazionali, è stato sommariamente ricostruito a partire da significative documentazioni scritte (letterarie, diplomatiche, giudiziali, pubbliche e private). La lingua franca presenta le caratteristiche morfologiche e semantiche semplificate del pidgin, impiegata com’era da locutori privi di lingua comune e in situazioni sociali limitate nel tempo e nei luoghi e nelle situazioni. In particolare nei cd. bagni dove i parlanti di idiomi diversissimi si trovano in comunità “asilari” forzate e dove in attesa di riscatto venivano integrate da altri sistemi di segni visivi, posturali, gesturali, ecc. Il franco è emerso ma partire da disposizioni linguistiche innate o per il coordinamento miope di queste comunità provvisorie?
Comunque sia, nello spazio tampone di questo inedito no man’s language sono accadute, “varietà di emergenza”, commutazioni di codici linguistici, sconfinamenti culturali “creativi”, attraversamenti di frontiere di senso e di valore. I linguisti indicano questo complesso fenomeno antropologico come premessa per una “creolizzazione” non avvenuta. Uno studio comparativo è la necessaria premessa alle ricostruzioni storiche “nazionali”.

2. La storia ha levato le ancore dal Mediterraneo. Nella drammatica situazione di oggi – conflitti economici e religiosi, migrazione di massa, babele comunicativa e diverse forme di schiavismo, il richiamo a una longue durée mediterranea dei viaggi, degli scontri e degli scambi si impone alle culture e alle politiche. I nuovi “ospiti” nordafricani del Mediterraneo discendono dai locutori della lingua franca “barbaresca”. Avremo molto da apprendere ancora sull’accoglienza e la penetrazione dei “migranti” e la reazione dei residenti, la loro reciproca percezione, i tipi di convivenza o di contrasto che vengono a instaurarsi tra i Loro che intendono diventare il nostro Voi e/o integrarsi ai Noi. Ad es. i nuovi nazionalismi non autoctoni, ma “a lunga distanza”. In particolare dovremo riscontrare le tracce possibili di nuove lingue franche: i contratti e conflitti comunicativi – semiotici e linguistici, semantici e culturali con la loro emergenza – i pidgin provvisori e la loro evoluzione in creoli.
Alla luce della semiotica delle culture dovremo soprattutto aggiornare il nostro desueto modello di acculturazione.

Bibliografia sommaria
G, Cifoletti, La lingua franca barbaresca, il Calamo, Roma, 2004
J. Dakhlia, Lingua franca, Actes Sud, Arles, 2008
Y. Lotman, La semiosfera. L’asimmetria e il dialogo nelle strutture pensanti, Venezia, Marsilio, 1985

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Di Paolo Fabbri
Semiotica online
Paolo Fabbri

Paolo Fabbri è un semiologo italiano i cui studi spaziano in vari ambiti legati al linguaggio, alla comunicazione, ai segni, alle arti.

Attualmente, dirige il CiSS (Centro Internazionale di Scienze Semiotiche) dell'Università di Urbino e insegna Semiotica dell'Arte al Master of Arts presso la LUISS (Libera Università Internazionale di Studi Sociali) di Roma.

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