Semiotica online

L’oro è la nostra felicità parola di Paolo Fabbri

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Da: Stefania Di Mitrio, La Gazzetta del Mezzogiorno, venerdì 23 agosto 2019, p. 17.


Il semiologo spiega il «potere» di un metallo senza ruggine

L’oro ha da sempre ricoperto un ruolo fondamentale in tante storie remote e fino ai giorni nostri, dai Re Magi a Paperon De’ Paperoni.
In proposito questa sera alle 21,30 nel Villino alla Croce di Ostuni, eccezionalmente aperto al pubblico, nell’ambito della X edizione del Festival dei Sensi che si terrà dal 23 al 25 agosto in Valle d’Itria, Corrado Bologna nell’incontro intitolato Oro Zecchino Purissimo dialogherà virtualmente con Paolo Fabbri, impossibilitato a partecipare al Festival per problemi di salute.
Quest’anno la manifestazione è dedicata al fiabesco e lancia per la prima volta un concorso dedicato alla Fiaba.
Il filologo Bologna, conosciuto per il suo interesse verso la letteratura medievale leggerà gli scritti più interessanti e affascinanti di Paolo Fabbri, semiologo ed esperto di comunicazione. Un modo per rendere omaggio al grande intellettuale che ha insegnato Semiotica con Umberto Eco all’Università di Firenze e la cui attività riveste campi molteplici, dal linguaggio alle arti, dalla filosofia alla sociologia. Ha insegnato e diretto inoltre istituti presso le più prestigiose Università italiane ed estere e ha prodotto una varietà di contributi autorevoli, originali e curiosi. Attualmente insegna Semiotica dell’Arte alla LUISS di Roma, è direttore del Centro internazionale di Scienze Semiotiche Umberto Eco dell’Università di Urbino e fa parte di comitati editoriali e scientifici di prestigiose istituzioni.
Augurandogli una pronta guarigione lo abbiamo raggiunto telefonicamente.

Lei nei suoi scritti parla della buona e della cattiva reputazione dell’oro. Ci spiega meglio?

«L’oro ha un aspetto ambivalente e si trova in tutte le civiltà. Si inserisce nel favoloso e nel mito. Appare anche in una gran quantità di favole morali. Ma non è un mito piuttosto è una favola. I miti infatti raccontano della nascita del mondo mentre la favola delle cose più intime e familiari. In questo ambito però si può parlare di buona reputazione se pensiamo all’oro donato dai Re Magi per la nascita di Cristo. Ma si può parlare anche di cattiva reputazione se invece pensiamo a Re Mida, fanatico di questo metallo prezioso, per cui tutto quello che tocca diventa oro, o ai cercatori d’oro spagnoli che si recarono in America Latina tra il ‘500 e il ‘600 e schiavizzarono intere civiltà per questa affannosa ricerca».

Parlarne oggi significa rievocare la mitica età dell’oro quando l’uomo era felice e viveva in pace nel contesto in cui era inserito?

«Esattamente. Oggi sta tornando il mito dell’età aurea. È il sogno dei nostri giorni vivere insieme agli animali, rispettare l’ambiente, la natura e tutto quello che ci circonda».

Per l’oro dunque si può vivere ma si può anche morire.

«Infatti, anche perché è legato da sempre al potere. E come il potere può essere durevole nel tempo. Inoltre per le sue qualità da sempre attrae donne ma anche uomini perché non arrugginisce, splende, è luminoso e si lavora facilmente. E poi all’oro sono legate le monete. Basti pensare che ogni Paese ha come segno di potere e identità le riserve auree».

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Di Paolo Fabbri
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Paolo Fabbri

Paolo Fabbri è un semiologo italiano i cui studi spaziano in vari ambiti legati al linguaggio, alla comunicazione, ai segni, alle arti.

Attualmente, dirige il CiSS (Centro Internazionale di Scienze Semiotiche) dell'Università di Urbino e insegna Semiotica dell'Arte al Master of Arts presso la LUISS (Libera Università Internazionale di Studi Sociali) di Roma.

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