Finzioni autobiografiche

Centro Internazionale di Semiotica e Linguistica
Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”

Coordinatori:
Gianfranco Marrone (Università di Palermo)
Piero Ricci (Università di Siena e di Urbino)

8 – 10 Settembre 2008

 

Mercoledì 10 Settembre – Aula della Vela
18:00-18:45

Paolo Fabbri
Raccontarsi nello sterminio: il testimone tra etica ed estetica

Il convegno propone una riflessione sui testi cosiddetti autobiografici, al di là di alcuni luoghi comuni che concorrono alle mitologie della autenticità del testo (retorica della prima persona, illusione del documento e della testimonianza), per cui l’ enunciazione enunciata “io dico che dico il vero” è dissimulato da un “dico il vero”, tanto che il lettore è portato a pensare che ciò che sta leggendo corrisponda alla vita di una persona (presupposta reale), in cui si identifica l’autore, il narratore e il personaggio. Da qui la necessità di ridiscutere la nozione, ormai data per assodata di “patto autobiografico” (Lejeune) che sembra sovrapporre e assimilare autore ed enunciatore, lettore ed enunciatario, confondendo ontologia e significato.

Se l'”io” della finzione (Borges) autobiografica non può trovare consistenza nel richiamo ad un criterio di verità, sarà opportuno partire dall’ epitaffio di Rimbaud “Je est un autre”, o dal “romanzo familiare” con cui la psicanalisi definisce le fantasticherie degli adolescenti. La scrittura ha dichiarato la complessità delle modalità enunciative in cui l’immaginario soggiace alle regole della narratività (si pensi ai numerosi effetti di reale) ed ha mostrato come sia possibile il gioco di una auto-etero-biografia (gli eteronimi di Pessoa). Quella “vacanza della persona” di cui parlava Barthes a proposito dei testi letterari è forse rintracciabile anche nei racconti senza pretese letterarie, sia orali che scritti, nell’autoritratto (pittura, fotografia), nei testi filmici e in rete (blog e Second Life). Si collega qui la questione delle autobiografie collettive o ‘corali’, intenzionali o meno, attuate con gli strumenti più diversi, ai fini più diversi: dall’indagine di mercato alla ricostruzione storica e sociologica, dalla costruzione di un pedigree politico alla formazione di un fan group in rete e così via. E si collega qui, ancora, la questione dei supporti espressivi e mediatici messi in campo nel discorso autobiografico, che travalicando il campo del letterario, tracimano nel filmico e nel mediale, nella rete e nell’oralità diffusa.

Forse occorrerebbe confrontare non più la “vita” (supposta reale) con l'”opera” (supposta autobiografica), ma un testo con un altro testo (o serie di testi), per esempio nel caso di chi ha scritto più autobiografie, magari dettandole ad altri sotto forma di biografie (cfr. Coco Chanel che detta un’autobiografia per opporsi a una biografia precedente che ne svelava le origini sociali…). In questo senso si potrebbe pensare a un uso strategico delle autobiografie, mirato a un obiettivo socio-comunicativo più ampio che non quello, banale, del raccontarsi più o meno fedelmente. Si pensi per esempio alle autobiografie dei filosofi, molto spesso scritte in funzione di uno specifico sistema di pensiero (cfr. la triade Descartes, Vico, Croce…). Oppure alle opere di grandi capi d’azienda, pubblicitari, uomini politici, grandi chef, star dello spettacolo e della moda, etc., funzionali, più ancora che alla glorificazione del personaggio, alle strategie di brand di ognuno di essi.

Scrittori e studiosi di varie discipline sono chiamati a chiedersi quali processi di significazione, quali legittimazioni, quali strategie socio-comunicative la finzione autobiografica metta in scena. 

Per informazioni e iscrizioni Segreteria:

Centro Internazionale di Semiotica e Linguistica
Piazza Rinascimento, 7 – 61029 Urbino (PU)
Tel./Fax: (0039) 0722 303533
www.uniurb.it/semiotica/home.htm
e-mail: semiotica@uniurb.it

(Orario segreteria: dal Lunedì al Venerdì: ore 9:00-13:00, martedì e mercoledì ore 9:00-13:00; 15:00-17:00)

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