Al Centro, al Centro!


Da: E|C, rivista dell’Associazione Italiana di Studi Semiotici on-line, 2010.
http://www.ec-aiss.it/rubriche_fisse/marrone_v.php?recordID=17


Anche le discipline hanno bisogno di respirare. La semiotica ha espirato molto e ha bisogni di inspirazione. Dopo le disseminazioni decostruttive e le scampagnate inferenziali, le serve in po’ di costruzionismo e molta analisi semantica e discorsiva. Dopo aver attraversato tutti i campi di decentramento tra gran sorsate di puro significante ha proprio bisogno di “riconcezioni” (N. Goodman), di ricentrare il suo paradigma.
In questo l’aiutano, per fortuna, le sparate di molti cattivi tiratori contro cui è proprio meglio portarsi al centro. Due esempi, mediatici e fra tanti.
In tempi di internet e TV, tutti amiamo librerie e sale cinematografiche, le quali però – come le università e le discoteche – possono essere mal frequentate e aver bisogno di buttafuori. È il caso dello scartafaccio sentimentale, con ricadute pellicolari, di Muriel Barbery, L’eleganza del riccio, che ha avuto fortuna tra le midinette della Francia di Sarkò e Carlà. Alla pagina 68 della traduzione italiana, presso e/o, dopo aver fatto l’elogio del vasto polpettone Caccia a Ottobre rosso, la supponente e cinefila protagonista asserisce: “Chi vuol capire l’arte del racconto non ha che da vederlo. Mi domando perché l’università si ostini ad insegnare i principi narrativi, a colpi di Propp, Greimas e altre torture simili, invece di investire in una sala di proiezione. Premesse, intrigo, attanti, peripezie, quete, eroe e altri adiuvanti: molto meglio uno Sean Connery in uniforme da sommergibilista russo e qualche portaerei ben piazzata”.
Lasciamo all’ascolto fluttuante degli analisti le pulsioni dell’autrice per i maschi, penetranti siluri e le vaste portaerei, come semiologo posso solo constatare che il barcollante racconto rosa della Barbery manca proprio della tenuta narrativa di cui trattano Propp e Grimas. A volte, ma non è il caso del Riccio, l’eleganza nel plot.
Altrettanto esplicito sulle torture inflitte nell’Abu Graib della semiotica è il Piccolo fratello del Corriere della sera e del suo blog, alias Paolo Di Stefano, che nel 23 giugno dell’anno scorso si schierava in appassionata difesa della “provocante malinconia” di Paolo Conte contro i “superspecialisti”. Si trattava del libro – che non tocca a noi difendere – di Manuela Furnari Paolo Conte. Prima della musica, Saggiatore. Irto, per Di Stefano, di termini come “passaggi accordali”, “ambivalenze armoniche”, “tonalità d’impianto, il tutto illustrato da pentagrammi tabelle e grafici”. Un’acribia da far disamorare – parole sue, di Di Stefano! E gli “Tornano allora mente certe spaventose schede semiotiche dei manuali letterari di scuola media anni 80. Dove, per spiegare Tanto gentile e tanto onesta pare, bisognava per forza cacciarci dentro i sintagmi, i monemi, i morfemi, i livelli fonosimbolici, l’intertestualità” . Povero fretellino, non bisogna forzare il pensiero “debole” dei fanciulli: questa è pedofilia semiotica.
La morale, quella avvinta come l’edera ai piedistalli delle statue!? Ripeto, contro i cattivi tiratori ricollocarsi al centro.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento